6.11.09

Gli Abbracci Spezzati (Los Abrazos Rotos, 2009)
di Pedro Almodovar

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POSTATO SU
Questi sono i classici film sui quali non si scrive a caldo. Quelli che deve passare un po' di tempo, su cui ripensi, vedi che ti è rimasto e li guardi con un po' di distanza. E invece sono qua.

Non ho mai nascosto la mia passione per il cinema classicissimo rielaborato, ricucinato e rimestato di Almodovar, l'amore per le sue trame implausibili, le sue trovate da feuilleton, la sua messa in scena barocca e il suo sentimentalismo che sa essere spicciolo con pathos, insomma per tutte quelle cose che altrove sono citate come difetti ma che nei film di Almodovar trovano un equilibrio, una maestria e una partecipazione inedite che li rende espedienti per un grande racconto. Come se lui fosse il primo a non riuscire a non commuoversi nel raccontare quelle storie.
Se c'è una caratteristica su tutte che citerei come emblematica del regista spagnolo è la capacità e la volontà di fare racconti che siano tali nel senso più stretto. Intrecci fortissimi, trame complesse colme di risvolti e personaggi emblematici.

Preciso tutto questo perchè è proprio quello che manca in Gli Abbracci Spezzati. Nonostante si pianga spesso, nonostante ci siano diverse sublimi implausibilità e nonostante il discorso di fondo sia ancora una volta sulla potenza e l'importanza dei racconti che facciamo agli altri e a noi stessi, stavolta manca il vero pathos, manca cioè una sostanza dietro i pianti e gli occhi lucidi dei personaggi. Stavolta Pedro sembra essere il primo a non commuoversi per la storia che racconta.

Gli Abbracci Spezzati è narrato per ellissi temporali, come spesso si è visto nella sua produzione recente, e mette in scena il rapporto passionale tra un regista e la sua attrice contrastato dal vecchio marito di lei che è anche produttore del film. Si parte dal melodrammatico per finire con tinte noiresche date dalla fuga d'amore dei due.
Questa volta sembra che a fronte delle sempre straordinarie idee di messa in scena (le coperte soffocanti, l'autodoppiaggio e altre mille che non citerò) manchi qualcosa di vero da raccontare. La storia dell'amore travolgente non sa essere più feroce incazzatura come nei primi film, nè splendida indulgenza verso le donne come nella produzione dei tardi anni '90 e nemmeno puro entertainment come spesso è capitato. Stavolta è un melodramma poco sapido come tanti altri che si vedono in giro.

Rimangono solo le piccole godurie per fan, i rimestamenti del cinema almodovariano: il film nel film (Donne sull'orlo di una crisi di nervi), la scena di Viaggio In Italia (già citato in Il fiore del mio segreto), l'ossessione delle riprese già vista in Kika, l'espediente della traduzione sonora di qualcosa che è muto (Tacchi a spillo, ma anche Donne sull'orlo di una crisi di nervi) e la disabilità fisica (Carne Tremula).

10 commenti:

el señor dionigi ha detto...

Ah, mi fa "piacere" che anche a te non sia piaciuto! Ti ricorderai che ne avevamo già parlato parecchi mesi fa, tra i commenti di un post sul Crodino (sic!) mi pare, perchè io l'avevo visto in Spagna.

Per la cronaca, questa era la mia analisi del film (tu ci sei andato molto più leggero, come se fossi un amante tradito ma comunque disposto a perdonare!):

"un disastro, un pupurrí di riferimenti personali e cinematografici senza amalgama, un melodramma che parte bene e mano a mano perde qualsiasi autoironia e senso del ridicolo, come quando si prova a fare un sugo "nuovo" ma non si é convinti e allora si aggiungono tutti gli ingredienti che si trovano in cucina, e alla fine il sugo sa di tutto e non sa di niente.

Dico questo perché:
- é un film autoreferenziale, un film su un regista, su un film, sul rapporto regista/produttore, sicuramente "un omaggio al cinema" (questo scriveranno sulla Repubblica) ma soprattutto un film e un omaggio a sé stesso;
- é un film che nasce dalle sue emicranie, dalle sua "cecitá temporanee", dalle sue foto scattate a Lanzarote, dalle sue fughe dal mondo, e peró la chiave utilizzata per spiegare questi suoi turbamenti interiori é troppo didascalica, lavorata, schematica, stereotipata pure, e perde molto del suo fascino;
- c'é un imbroglio temporale di sceneggiatura (avanti/indietro presente/passato);
- é un film troppo lungo (due ore e un quarto), scollacciato, sfilacciato, in cui i momenti umoristici, melodrammatici, noir e di tensione sono dosati come peggio non si potrebbe (il film é una sorta di montagna russa, anzi, un'insalata russa dá meglio l'idea. Voglio dire, l'insalata russa é buona, ma alla fine quello che ti rimane in bocca é solo il sapore della maionese, e no di ció che la compone);
- é un film che ti dice: io sono Pedro Almodovar e questo film sará acclamato come un capolavoro; io sono Penelope Cruz e la mia interpretazione sará acclamata come la piú matura della mia carriera; io sono Luis Homar (il protagonista) e la mia rappresentazione del regista/sceneggiatore cieco mi fará vincere il premio Goya - e tutto questo, quando effettivamente tutti e tre sono bravissimi;
- infine, il film paga le sue premesse: Almodovar é partito da un paio di concetti, da premesse astratte, da una fotografia, e ha voluto costruirci/inventarci una storia, quasi come un esercizio a tema, e questo mi pare sempre un errore, perché il risultato difficilmente emoziona;
- e infine infine, tutta la seconda parte perde totalmente qualsiasi senso dell'umorismo almodovariano, che invece contamina la prima parte -piú godibile-, rendendola un melodrammone che non sa dove andare a parare, un melodrammone francamente inverosimile, tanto che deve intervenire un evento drammatico inaspettato (che ovviamente non rivelo) per dargli "un senso" e un finale; e quel che é peggio, il quasi finale sul rapporto regista/produttore/film é ridicolmente drammatico, e non basta a risollevarlo/bilanciarlo l'altrettanto ridicolo "dopo-finale" comico (totalmente fuori contesto).

Ad ogni modo, come dici tu quando recensisci Woody Allen, é comunque un film di Pedro Almodovar, é comunque un intrattenimento stupendamente confezionato, ci sono comunque dei personaggi interessanti, delle belle sequenze, delle emozioni non banali, e vale comunque la pena di andarlo a vedere, ma la prossima volta, meglio se Pedro torna a farci una pasta al sugo semplice semplice, al massimo col tonno, senza infilarci dentro tutte le spezie e le erbe che ha nel cassetto, meno ambiziosa ma sicuramente piú digeribile".

Che ne dici?? Concordi?

gparker ha detto...

si ricordavo bene quella discussione e alla fine concordo anche se l'imbroglio temporale non lo trovo un difetto, anzi una delle cose migliori e l'espediente delle rivelazioni o colpi di scena finali sono una componente tipica di Almodovar, l'agnizione becera, come la malattia (la cecità) o gli incidenti e quant'altro. Sono una delle cose che preferisco del suo cinema.
Qui però, come già detto, non funziona niente.

tony ha detto...

Giusto una precisazione. La versione "trans" di Tarantino.

frankie666 ha detto...

AH AH AH.

Cmq nominando Tarantino hai catturato la mia attenzione...

Era voluto? Mi hai teso un trappolone?

gparker ha detto...

Non penso a te così spesso.

alp ha detto...

Ancor peggio di quanto mi aspettassi

Jack Skellington ha detto...

Vale soprattutto come omaggio di Pedro a sè stesso, a tutto il proprio cinema. Mi ha fatto venire voglia di rivedere i suoi film, soprattutto Donne sull'orlo di una crisi di nervi (meraviglioso).

dario ha detto...

Visto stasera. Per me guarda, è molto semplice: giunto l'intervallo sono arrivato a chiedermi se me ne fregava un emerito cazzo di quel che mi stava raccontando il buon pedro. Lascio a te la risposta. Per me il problema del film è tutto lì. E gli spunti buoni non fanno che peggiorare le cose, perché ti resta in bocca il sapore di quel che poteva anche essere.

gparker ha detto...

secondo me esageri, a me non importa mai nulla di quello che si racconta, mi importa semmai di come lo si racconta.
E con tutto che questo film non riesce mai ad appassionare davvero il modo che ha pedro di creare atmosfere, ambienti e suggestioni rimane valevole il prezzo di un biglietto.

dario ha detto...

Scusa, ma ti sembro quello che bada alla trama? Ovviamente quando dico che non me ne fregava niente di quel che succede sullo schermo non mi riferivo al cosa ma al come. Puoi raccontarmi qualsiasi storia, se me la racconti in modo sensato. Invece lì mi pareva tutto molto poco convinto, tutto detto più che mostrato o sentito. Ha voluto mettere al fuoco tanta carne, a tavolino, però poi s'è dimenticato di accendere.