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Coco Avant Chanel (id., 2009)
di Anna Fontaine
| gparker | 1.6.09 - 11:24 AM |
Potrei dire "no" a Coco Avant Chanel perchè è un biopic (e basterebbe!), potrei dire di "no" perchè è identico a La Vie En Rose, potrei dire di "no" perchè racconta una vita poco interessante cercando di farla sembrare appassionante o infine potrei dire di "no" perchè è semplicemente noioso e banale. Ma scelgo di dire "no" a Coco Avant Chanel perchè relega in un angolo gli sconvolgimenti portati nella società dalla stilista Chanel, dimostrando così di poterne e volerne parlare, ma di volersi concentrare invece sul già visto, già noto, già sentito.
Talmente sono tutte uguali queste vite normali romanzate per sembrare eccezionali che davvero si notano poche differenze tra la struttura di Coco Avant Chanel e quelle utilizzate per rendere "accattivanti" la vita di Miss Potter o quella di Edith Piaf.
Una donna cerca un uomo ma non riesce ad integrarsi nella struttura sociale del suo tempo che la vede subordinata ad un maschio dominante, vuole anche lavorare e alla fine nonostante riesca ad intrecciare una relazione insperata e passionale la vede naufragare tragicamente. A quel punto l'aspetta una vita di solitudine e soddisfazione professionale.
In sè la cosa sarebbe anche femminista, una donna più avanti del suo tempo che vuole affermare la propria indipendenza, ma se guardiamo questi progetti nel loro insieme è facile capire come in realtà non siano per nulla femministi, anzi. Si racconta sempre e solo di donne che si affermano unicamente in seguito a fallimenti nella vita privata. Per quanto ne sappiamo da questi film biografici le uniche donne capaci di affermarsi come e meglio degli uomini dovrebbero essere quelle che non riescono a trovare un buon marito. Il che è alquanto retrogrado.
Dunque fintamente appassionante, fintamente femminista e fintamente emblematico anche Coco Avant Chanel va ad ingrossare la lunga lista di film biografici assolutamente non necessari.
L'unica eccezione al piattume di tutta la pellicola è però la scena finale, non solo molto bella cinematograficamente (per come è giocata sul non visto e il riflesso, sul controcampo negato e sul netto stacco con il resto del film) ma anche estremamente significativa.
Dopo aver assistito ad un film praticamente in costume si passa attraverso un piccolo salto temporale che sembra un salto millenario per il cambio di vestiti. Le signore cominciano a vestire Chanel e da che sembrava l'800 (anche se erano i primi anni del '900) di colpo sembrano gli anni '60 (anche se si tratta più o meno degli anni '20 e '30). Ma 5 minuti di vero cinema non bastano a salvare l'anima un intero film.
Talmente sono tutte uguali queste vite normali romanzate per sembrare eccezionali che davvero si notano poche differenze tra la struttura di Coco Avant Chanel e quelle utilizzate per rendere "accattivanti" la vita di Miss Potter o quella di Edith Piaf.
Una donna cerca un uomo ma non riesce ad integrarsi nella struttura sociale del suo tempo che la vede subordinata ad un maschio dominante, vuole anche lavorare e alla fine nonostante riesca ad intrecciare una relazione insperata e passionale la vede naufragare tragicamente. A quel punto l'aspetta una vita di solitudine e soddisfazione professionale.
In sè la cosa sarebbe anche femminista, una donna più avanti del suo tempo che vuole affermare la propria indipendenza, ma se guardiamo questi progetti nel loro insieme è facile capire come in realtà non siano per nulla femministi, anzi. Si racconta sempre e solo di donne che si affermano unicamente in seguito a fallimenti nella vita privata. Per quanto ne sappiamo da questi film biografici le uniche donne capaci di affermarsi come e meglio degli uomini dovrebbero essere quelle che non riescono a trovare un buon marito. Il che è alquanto retrogrado.
Dunque fintamente appassionante, fintamente femminista e fintamente emblematico anche Coco Avant Chanel va ad ingrossare la lunga lista di film biografici assolutamente non necessari.
L'unica eccezione al piattume di tutta la pellicola è però la scena finale, non solo molto bella cinematograficamente (per come è giocata sul non visto e il riflesso, sul controcampo negato e sul netto stacco con il resto del film) ma anche estremamente significativa.
Dopo aver assistito ad un film praticamente in costume si passa attraverso un piccolo salto temporale che sembra un salto millenario per il cambio di vestiti. Le signore cominciano a vestire Chanel e da che sembrava l'800 (anche se erano i primi anni del '900) di colpo sembrano gli anni '60 (anche se si tratta più o meno degli anni '20 e '30). Ma 5 minuti di vero cinema non bastano a salvare l'anima un intero film.

Etichette: audrey tautou, cinema, emmanuelle devos
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8 Commenti:
Questi sono di quei film insopportabili lontani un miglio...
3:24 PM
Biopic piattissimo più che mai , che, tra l'altro, poco si discosta da un film tv su Coco andato in onda lo scorso anno, se non che quest'ultimo arrivava fino alla morte e era interpretato da Shirley Mc Laine nell'età matura.Si può vedere giusto gratis in anteprima... Sarà più interessante il film presentato a Cannes sulla storia tra Coco e Stravinski? non sembra un biopic e almeno li' c'è la stupenda Anna Mouglalis.
4:30 PM
A me i biopic fatti bene non dispiacciono, ma in effetti sono una rarità.
Mi era piaciuto "Wak the line", infatti sono diventato un grande fan di Johnny Cash.
9:49 PM
A me i biopic piacciono se fatti bene, ma hanno il difetto di deprimermi quando mostrano l'intera parabola della vita del personaggio, con quel cliché dell'emergere di ombre (tipicamente la corruzione dovuta al successo), di disillusioni congiunto insieme alla perdita della spinta giovanile e positiva.
10:53 PM
ma e il periodo delle introduzione arroganti?
E un po che cominci spavaldo ogni tuo articolo...
3:15 PM
perchè sono spavaldo!
si comunque concordo sul fatto che il piattume dei biopic è dato dal modo molto standard di romanzare le vite secondo un canovaccio che io posso accettare in altri generi ma non quando si finge sia qualcosa di reale...
4:17 PM
D'accordo sul fatto che sia un film modesto. Per niente che sia identico a "La vie en rose". Dire una cosa simile svaluta qualsiasi anche argomentato punto di vista. Piacciano o non piacciano i biopic (e a me non piaccion), "La vie en rose" è un film pieno di idee - un biopic, certo, ma che sa dare un senso all'altrove abusatissima costruzione decronologizzata, superando una volta tanto (e a appunto) quel modo standard di romanzare le vite di cui parli nel commento qui sopra. E poi il film contiene quel piano sequenza geniale che passa da una realtà sognata a quella vera in modo progressivo, inquietante e inevitabile, che rivela la presenza dietro la macchina da presa di un signor regista. Rivediti almeno quello e ripensaci. http://www.youtube.com/watch?v=k6ot6JktO70
8:02 AM
su quella scena ci feci un approfondimento per screenweek
http://www.youtube.com/watch?v=ll_YEfPXJaw
so bene di che parli ed era piaciuta anche a me.
Ma il punto è che nonostante qualche punta di ottimo cinema lo stile con il quale si è proceduto ad adattare una realtà non interessante in qualcosa di interessante e i significati incastrati a forza nello svolgersi di quelle vite (ho un uomo che non mi ama ma mi serve, ne trovo uno che mi ama ma lo perdo, mi butto nel lavoro) sono i medesimi.
3:36 PM
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