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2.6.09

Canne(s) e delusioni della "rinascita"

Di questi tempi un anno fa si fece un gran uso della locuzione "rinascita del cinema italiano" ma la cosa aveva poco senso allora e poco ne ha oggi, chi è più dentro le cose di cinema lo sapeva da subito. Solo i giornalisti meno avvezzi alla critica e più avvezzi al gossip contribuirono a quelle grida di rinascita, gli altri sapevano infatti bene che oltre Garrone e Sorrentino (casualmente in gara insieme) non c'è quasi null'altro di nuovo davvero o di semplicemente dinamico nel nostro cinema (vedi un pezzo molto bello di Fittante su FilmTV proprio poche settimane dopo la premiazione).

Quest'anno infatti Cannes ha ospitato un solo film italiano, Vincere di Marco Bellocchio, film tra le altre cose anche molto buono ma non così tanto da vincere qualcosa in un'edizione come quella 2009, densa di nomi illustri molti dei quali in gara con ottime pellicole.
Ed è anche andato bene Vincere, perchè Bellocchio è noto come un grande regista e perchè il film è girato con un'intelligenza e una pluralità di intenti e di significati di assoluto valore. Ma non parliamo di rinascita. Sono altre le cose che conducono ad una rinascita, in primis un innalzamento della qualità del cinema medio.

Ma non è solo questa illusione collettiva di rinascita che ha portato alla "delusione" di quest'anno.

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