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26.2.09

Una bionda per la vita

Curioso come alle volte uno scriva una cosa e poi subito abbia modo di metterla in pratica.
Oggi alla conferenza stampa di Live!, presente Eva Mendes, si è parlato di adattamento. Nel film si dice ad un certo punto una cosa del tipo "Non possiamo mostrare i seni mica siamo la tv italiana" e rispondendo ad una domanda Eva Mendes ha lasciato intendere che quella battuta in originale riguarda la Francia e non l'Italia. Apriti cielo ovviamente!

Nessuno ha più toccato l'argomento concentrandosi invece sull'essere donna ad Hollywood e cose simili e io, anche in virtù di quello che ho scritto, nonostante sia reticente a prendermi gli insulti dei colleghi con domande fuori dal seminato mi sono sentito in dovere di insistere su quel punto (sennò con quale faccia mi ripresento nel blog??). Così ho chiesto al dirigente Moviemax lì presente di spiegare la questione, chi ha fatto la traduzione? chi ha autorizzato una cosa simile? il regista è stato interpellato?
Il dirigente ha risposto che è una decisione del direttore del doppiaggio che è anche l'adattore, una cosa che è in pieno diritto di fare. Fine. Ho anche insistito dicendo qualcosa del tipo "Ma come sarebbe?" ma poi la polemica è stata interrotta perchè altri dell'ufficio stampa che stavano nel frattempo facendo le loro verifiche hanno comunicato che aveva sbagliato Eva Mendes, la battuta è uguale anche in originale.
Dunque alla fine polemica rientrata (anche se si poteva insistere sostenendo che in un momento in cui si pensava che ci fosse stato uno stravolgimento nell'adattamento la dirigenza Moviemax ha tranquillamente approvato, ma diciamo che gli insulti che avevo preso dai colleghi mi erano bastati).

La cosa più divertente, che testimonia anche poi il perchè non si facciano queste domande e queste polemiche in conferenza stampa, è stato però come tipo 4 o 5 domande dopo la parola è passata a Solvi Stubing, che per chi non lo sapesse ora è una giornalista di cinema ma ha un passato da modella e soprattutto è stata dal 1965 al 1973 la bionda Peroni (la prima bionda Peroni! insomma un mito vero!), la quale prima di fare la sua domanda si è rivolta a me per rispondermi (anche con un po' di stizza) che ogni qualvolta vengono suoi amici in Italia si vergogna della nostra televisione per quante donne scosciate si mostrano ecc. ecc. Evidentemente aveva capito che io volevo difendere la tv, mentre ovviamente volevo difendere il cinema.
Solvi è e rimane un mito, ma non nego che dentro di me una voce greve e romanesca ha urlato: "Ah Sorvi! Era mejo quando le cosce ce le facevi vedè te!".

28 commenti:

Pasquale ha detto...

Tra l'altro la Solvi è stata candidata alla politiche europee qualche anno fa con il motto "Chiamami Europa, sarò la tua patria" nelle file di AN.


gparker ha detto...

già è vero...
Che mito!


frankie666 ha detto...

Premesso che io davanti ad Eva Mendes sicuramente avrei pensato con voce greve e romanesca, ma di sicuro non a le cosce de Solvi Stubing, ma posso dire che non capisco l'interesse di questa domanda...?


gparker ha detto...

quale domanda?


Anonimo ha detto...

Moviemax, non Miramax!


Andrea (EddieValiant)


gparker ha detto...

hai ragione, grazie della correzione.
La miramax ha un altro peso...


frankie666 ha detto...

del fatto che hanno detto che si denudano nei film italiani o francesi...


gparker ha detto...

?????
Ma leggi una riga si e una no?
Nessuno ha detto questo. Nel film (americano) dicono che la televisione italiana mostra seni nudi. Nella conferenza stampa è sembrato che in realtà in lingua originale il riferimento fosse alla tv francese, allora io ho chiesto spiegazioni del cambio ed è venuto fuori che invece anche in lingua originale il riferimento è alla tv italiana. Allora Solvi Stubing che ha creduto che io difendessi la tv (invece difendevo l'integrità di un'opera) ha colto la palla al balzo per dire che la tv italiana è scostumata guardando me.


frankie666 ha detto...

No ho capito (anche se leggo una riga si e una no, in questo caso mi sono soffermato in quelle in cui appariva di più "Eva Mendes"). La domanda è pertinente, ma secondo me il contesto non lo è. Da loro non ne trai nulla....

Non dovresti chiederlo a chi si occupa dei doppiaggi in Italia?


gparker ha detto...

C'era il direttore Moviemax, loro sono quelli che comprano il film per l'Italia e appaltano doppiaggio e adattamento. Benchè non se ne occupino direttamente loro ne sono responsabili perchè alla fine per quanto riguarda il nostro paese il film è loro e quindi sono anche in dovere di conoscere e approvare eventuali cambiamenti.

Per il casino che c'è stato con la traduzione sbagliata di The Milionaire la LuckyRed ha fatto un'ammenda colossale ha ridoppiato quella parte e ha cambiato le copie al cinema.


elisabetta ha detto...

Parker, mi sembra di capire che nessuno ti capisca.

Comunque,argomento doppiaggio a parte, sta mendes dal vivo è così figa come sembra?


gparker ha detto...

sai che mi sta venendo proprio il sospetto...

comq si è IDENTICA a come la si vede sullo schermo. Solo i fianchi sono un po' larghi.


elisabetta ha detto...

...e tu ti sei distratto col dirigente della Moviemax?!
Forse i fianchi sono un po' troppo più larghi...


gparker ha detto...

non sono mai troppo larghi. All'omo je piaceno ste cose.


frankie666 ha detto...

e allora dovevi prendere il direttore della moviemax torchiarlo stile "poliziotto buono poliziotto cattivo"


Compatto ha detto...

è vero, all'omo piace l'abbondanza, non troppa però....ma manco poca.


elisabetta ha detto...

Finalmente ho capito perché c'era qualcosa che non mi tornava con i mussulmani in the millionaire.
Sempre meglio tardi che mai..


el señor dionigi ha detto...

Come tutte le cose frivole, a me la questione della "libertá" nelle traduzione pare interessante, e pertanto credo meriti un approccio serio, soprattutto perché solleva alcuni problemi non solo di "etica", meglio, di correttezza (verso gli autori dell'opera originaria, e verso gli spettatori dell'opera futura), ma anche di diritto d'autore. A questo rispetto, (e mi riferisco alla situazione un po' in generale, non solo italiana o europea), come é noto l'autore della sceneggiatura é considerato uno dei co-autori del film, e -come gli altri (regista, autore della colonna sonora originaria, soggettista)- cede al produttore tutti i (suoi) diritti di utilizzazione economica del film, tra cui, per quanto riguarda la sua apportazione, il diritto di traduzione (doppiaggio e sottotitoli) della sceneggiatura; ora, la questione di quali e quante "modificazioni" puó fare il produttore (o il suo cessionario, ovvero colui che "compra il film" ad esempio per l'Italia), direi che dipende da quello che si patta caso per caso nel contratto (del produttore) con lo sceneggiatore, e normalmente il produttore si riserva di apportare quanti piú cambi possibili, "necessari" all'adattamento della sceneggiatura (ma questo succede anche col passaggio primario da sceneggiatura originaria a film in lingua originale), con riferimento per esempio a situazioni, personaggi, scene etc., magari impegnandosi espressamente a rispettare la idea originale. Nonostante ció, e qui é la questione interessante, in caso di cambiamenti che lesionano (diciamo) "il senso" della sua opera, che la modificano piú in lá di quanto sia ammissibile per contratto e per usi del settore, che, per dirlo con la legge italiana, "possono essere di pregiudizio al suo onore o alla sua reputazione", allo sceneggiatore rimane sempre il baluardo del suo diritto morale all'integritá dell'opera, che é intrasmissibile e irrinunciabile, col quale puó opporsi a quei cambi e, se un giudice gli dá ragione (normalmente, con una misura cautelare la piú rapida possibile), puó arrivare a impedire (o bloccare, se é giá iniziata) la commercializzazione del film (con il danno che ne consegue per il produttore..).

Senza dubbio é un'arma difficile da usare, perché non qualsiasi modificazione non autorizzata costituisce una lesione del diritto all'integritá (deve essere "grave"), e ovviamente non é il cambio da Francia a Italia che potrebbe farlo scattare (anche se: e se lo sceneggiatore era italiano? o amante dell'Italia? o semplicemente non ha mai visto la tv italiana?), peró questo puó far riflettere sulla diversa qualitá che possono assumere i cambi nelle traduzioni, a volte necessari, a volte invece "furbi" ma non rispettosi dell'idea originale dell'autore della sceneggiatura.

(Un'altra questione su questo tema che mi ha sempre interessato é quanta libertá possono permettersi gli attori -che non sono mai "autori" secondo la legge- di cambiare le battute a loro piacimento, col consenso evidentemente del regista, quando lo sceneggiatore é un terzo e magari neanche presente o consultato)

(infine, concordo: i fianchi sono importanti, meglio dannunziani che anoressici).


el señor dionigi ha detto...

Peraltro, se vogliamo proprio dirla tutta, ricordiamo il grande successo che la trasmissione "cinematografica" di solvi stubing riscuoteva a roma (soprattutto la parte finale del programma) perché precedeva gli storici porno-soft "dei giorni pari della settimana" su T9.


gparker ha detto...

la produzione è sicuramente tutelata a livello legale some sottolinei tu, cioè può fare ciò che fa.
Ma io me lo chiedo a livello etico. Cambiare (se fosse avvenuto) un'affermazione riferita alla francia riferendola al nostro paese non ha la minima influenza sulla trama, ma è una valutazione sul nostro paese fatta dagli adattatori e attribuita agli autori. Insomma qualcosa che per noi sarebbe influente "Ecco lo vedi come ci vedono gli americani" e che se invece era frutto dell'adattamento era a mio parere eticamente gravissimo.


el señor dionigi ha detto...

Sí, sono d'accordo, é quello che volevo dire con quel cambiamenti "'furbi' ma non rispettosi dell'idea originale dell'autore della sceneggiatura".

Se vogliamo, io la vedo cosí: la traduzione di una sceneggiatura per un film é, molto in piccolo, come quella di un libro, in cui la traduzione é giá di per sé un'opera "veramente" nuova e indipendente, e pertanto si indica chiaramente chi é il traduttore perché il traduttore sí che incide (e se si permette una grande autonomia, lo avverte al principio); bene, di fronte a una traduzione difficile, -mi riferisco agli episodi piú estremi che possono capitare in tutta un'opera- che per "rendere" o mantenere il senso originario richiede una modificazione sostanziale, il traduttore o si esime, lasciando l'originale, o ci mette la sua fantasia per riprodurre il significato, peró in entrambi i casi lo spiega (o almeno dovrebbe) al lettore con una nota, a pié di pagina o al finale. Ecco, bisognerebbe seguire quest'esempio di rispetto per lo spettatore e l'autore originario anche nel cinema, trovando un'equivalente alla nota (a pié di pagina o finale) che "spieghi" allo spettatore perché si é fatta una certa scelta (Italia al posto di Francia) invece di "manipolarne" la comprensione dell'opera attraverso quelle che chiami giustamente "valutazioni" gratuite degli adattatori.


gparker ha detto...

per quanto la tua idea sia corretta, la trovo di fatto impossibile da applicare. Per questo credo che semplicemente tranne casi come quello di Un Pesce di Nome Wanda in cui lui parla italiano per rimorchiare lei e in italiano lo facciamo parlare spagnolo (che mi sembra legittimo altrimenti si genererebbe un cortocircuito difficile da capire), si deve lasciare l'originale senza discutere. Senza possibilità di scampo anche se il film parla o fa riferimento a cose lontane da noi, come quando parlano di talk show o conduttori noti solo in america.


el señor dionigi ha detto...

Sí sí, certo. Pienamente d'accordo. Anche per me la soluzione migliore é lasciare sempre l'originale, peró quello che dico é che, se proprio gli adattatori (su ordine del produttore) non possono frenare le loro pulsioni, o se lo fanno in buona fede per evitare il cortocircuito, che perlomeno lo spieghino in qualche modo, perlomeno per dare soddisfazione a te, a me e a gli altri due "dettaglisti" presenti in sala..anche se capisco che é tecnicamente difficile da realizzare.
Bene, direi che abbiamo vivisezionato il tema!


Mariolone ha detto...

tra l'altro solvi stubing aveva una deliziosa rubrica di cinema su t9 il sabato...subito prima che tale rete avese il suo picco di ascolti


Cooper ha detto...

Tra l'altro c'è da dire che nei trailer la Mendes cita "L'isola dei famosi": ora, o gli adattatori hanno ritradotto "Celebrity Survivor" (che è il format di origine dell'Isola, australiano) in questo modo, oppure hanno ritenuto di dover rendere il più fruibile possibile un riferimento A. possibilmente alieno al pubblico italiano; B. a "Survivor", che è americano, e non è esattamente la stessa cosa di "Celebrity Survivor".

In ogni caso sentire la Mendes citare "L'Isola dei famosi" in un film americano stona non poco.


alp ha detto...

Io non trovo sia un tradimento per l'autore un cambiamento di battuta come quello che citi , al contrario di ciò che è successo per Millionaire. Se poi fosse davvero colpa dell'adattatore lo riterrei geniale,una strizzata d'occhio all'interesse del pubblico non mi pare una bestemmia , visto che non si tratta di Shaekespare ( tra l'altro proprio con i classici a teatro vediamo spesso traduzioni legate all'attualità ! :-) )


el señor dionigi ha detto...

L'"interesse del pubblico" é un concetto che mi terrorizza.


gparker ha detto...

cooper: nel film però non c'è. L'ho visto doppiato e citano proprio survivor, niente isola dei famosi.

alp: secondo me sarebbe stato grave se fosse accaduto perchè confermerebbe le idee del pubblico dandogli l'idea che sono condivise anche in America senza che sia vero. Disinformazione. Cioè viene data una valutazione precisa ma attribuita a qualcuno che non l'ha mai fatta, qualcuno che ha più autorità (nella percezione dello spettatore) di un direttore di doppiaggio.


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