Il figlio di Ivan Reitman confeziona, scrive e dirigere una commedia niente male, distaccandosi nettamente dallo stile paterno e puntando su una comicità diversa.
Se il personaggio politicamente scorretto a tutti i costi non è una ovità lo è senz'altro l'approccio di Reitman che ce ne mostra il lato umano, un uomo vero che ha una sua morale in virtù della quale spiega giustifica e "moralizza" un lavoro che chiunque riterrebbe immorale.
Tutto il mondo delle sigarette (al pari di quello degli alcolici, delle armi e di Hollywood) è ritratto macchiettisticamente ma non Nick Naylor che non è una macchietta ma un vero arrampicatore sociale, conscio delle proprie potenzialità e delle proprie abilità.
Nel film Nick è un padre amorevole che mostra a suo figlio il suo lavoro e gli spiega come funzioni e perchè lui sia particolarmente bravo, usa argomentazioni molto americane Nick (la libertà di scegliere e di provare) e alla fine è una figura incredibilmente morale nonostante sia abietto e senza ritegno.
Una storia dove, finalmente, non c'è redenzione finale non c'è didascalismo e nemmeno condanna dei mostri della società (in realtà c'è ma non è al primo livello di lettura) nel pieno stile wilderiano. Cose che non si vedono da tempo.












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