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Il Nastro Bianco (Das Weiße Band, 2009)
di Michael Haneke

Duro. Durissimo. Come sempre. Non il miglior film, ma comunque un film di Haneke.
Se c'è uno che gira sempre lo stesso film e per il quale la "politica degli autori" può ancora dirsi valida questo è senza dubbio Michael Haneke e questa Palma D'Oro non fa eccezione. Anche se c'è un bianco e nero da urlo (ma da urlo proprio! Tutto finalizzato a far risaltare come cazzotti quei nastri bianchi, simbolo della colpa) e anche se è tutto ambientato negli anni della prima guerra mondiale gli elementi del cinema hanekiano ci sono tutti lo stesso e sono centrali come sempre. La trama la si potrebbe comprare anche dal tabaccaio per quello che vale...

Innanzitutto la violenza. Fortissima, eccessiva e quasi sempre psicologica. Violenza sui bambini, violenza sulle mogli e sui sottoposti, violenza che raramente diventa fisica e anche quelle poche volte ci viene mostrata solo nelle sue conseguenze (con straordinari espedienti di montaggio sia canonico che interno (fenomenale la scoperta dell'impiccagione)) o fuori campo. Eppure si respira la violenza del vivere confinato nelle regole sia che siano autoimposte sia che siano proprie della comunità o della classe cui si appartiene. La violenza estrema del conformarsi alle regole del vivere civile.

I vincoli borghesi, la castità, il vivere in un contesto disperato, la religiosità, il perbenismo... Tutto diventa viene letto dal punto di vista della violenza nei film di Haneke nonostante poca se ne commetta. Tutto è imposizione e forzatura pronta ad esplodere non appena avviene qualcosa che regolarmente non ci viene spiegato fino in fondo (anche perchè chissenefrega!).

Chi siano gli omicidi di questo film, ve lo dico subito, non lo saprete mai (ma se seguite Haneke non vi stupirà) anche se stavolta alcuni indizi forti ci sono. E proprio da tali indizi forti scaturisce un altro elemento portante del film il discorso cioè sul nazismo e le sue origini. Discorso che tuttavia a me persuade poco o che quantomeno passa in totale secondo piano di fronte al dubbio e allo scuotimento posto da certe immagini.
Cosa contano i temi nazisti di fronte a scene come quella del bambino che suona il flauto fuoricampo o quella della figlia del reverendo con il volto contro il muro della classe?

8 commenti:

jack skellington ha detto...

insomma questo ti è piaciuto? mi era sembrato di capire che su caché e funny games avessi delle perplessità.
comunque ora c'ho voglia di vederlo!

gparker ha detto...

su funny games avevo perplessità sulla versione americanizzata e niente da nascondere era buono ma non eccezionale.
Questo non è la pianista nè il tempo dei lupi ma secondo me è decisamente un bel film. Non da Palma se è questo che chiedi. Già Looking for Eric era meglio e domani scrivo Un Prophete. Il vero capolavoro.

frankie666 ha detto...

Ahò ma solo film francesi te piacciono...

Basta cazzo..

Però tutto questo parlar di violenza mi incuriosisce moltissimo.

gparker ha detto...

non è francese, è austriaco

frankie666 ha detto...

OK ma parliamo di violenza.

Parlami di questa violenza.

gparker ha detto...

già ne parlo nel post
sangue poco psicologia tanta

Thomas Morton ha detto...

Frankie, vorresti dirmi che ancora non hai visto Funny Games? È la Bibbia della violenza.

frankie666 ha detto...

In quel caso non posso tollerare un film in cui Tim Roth le prende e non le da...

Dovrei vedere la versione originale...