15.2.12

Postcards from the zoo (Kebun binatang, 2012)
di Edwin

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CONCORSO
BERLINALE 2012

Quando ammassi metafore per 90 minuti una almeno ti deve riuscire per forza altrimenti c'è proprio un problema. Ancora più facile è se queste metafore girano tutte intorno al binomio regno umano/regno animale, società civile/società confinata dello zoo.
La storia di questo film indonesiano, che a tratti sembra voler cercare il lirismo di Lee Chang Dong senza averne la sobrietà, gira intorno alla protagonista, lasciata allo zoo all'età di (circa) 5-6 anni e cresciuta lì da sola con gli animali e i gestori. La vediamo piccola esplorare la zona e poi dopo un'ellisse temporale la troviamo più grande. 

Ovviamente c'è tutto il corollario di contatto con gli animali, conoscenza di essi, lavoro con quelli che li tengono e gli avventori dello zoo. Animali confinati, uomini confinati, vite confinate.
Compare un cowboy indonesiano (è tutto corretto eh, non sto sbagliando) che compie magie. Ma no magie tipo mago, magie tipo prestigiatore, solo senza trucchi. Fa davvero le cose che i prestigiatori fanno per finta.  Vestito da cowboy americano (è sempre tutto corretto eh). Questa comparsa stimola la voglia e il desiderio di libertà della protagonista che con il cowboy/mago/prestigiatore si avventura fuori dallo zoo. Il primo posto in cui arriva è un locale gestito (sembra) dalla malavita, in cui vogliono mettere a frutto le doti magiche (anche se non gli piacciono molto).

Il cowboy ben presto scompare così com'è arrivato, lei rimane a fare la massaggiatrice e tutte quelle cose che le massaggiatrici fanno in più, fino a che non si stufa (almeno così pare) e torna nello zoo, in cui finalmente, come desiderava da tempo, riuscirà a toccare la pancia di una giraffa (che pare sia difficile da avvicinare).
Sui titoli di testa un ippopotamo, la cui testa spunta parzialmente dall'acqua, si immerge e dopo 5 secondi riemerge.
Ecco quest'ultima scena è l'unica metafora riuscita davvero. Sono serio quando dico che mi ha toccato molto nonostante tutto il film mi abbia irritato tantissimo. Arrivati a quel punto, l'idea di nascondersi sott'acqua placidamente, per riemergere solo parzialmente e occasionalmente, funzionava tantissimo ed è arrivata come un dardo. Inutile ormai ma potente.

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