15.2.12

The Flowers of War (id., 2011)
di Zhang Yimou

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FUORI CONCORSO
BERLINALE 2012

Una delle più grandi star americane nel film del più grande e conosciuto regista cinese contemporaneo. Flowers of war è un filmone dal tono epico e dalla retorica chiara, che esalta il popolo cinese raccontando di un episodio storico descritto come "realmente accaduto".
Durante il sanguinoso assedio a Nanchino (allora la capitale) un becchino si nasconde in una chiesa, fingendosi prete per sopravvivere. Lì trova delle studentesse di circa 13 anni e dopo poco si aggiungono delle note prostitute rifugiate. La convivenza non è semplice, il becchino non è uno stinco di santo ma la situazione tirerà fuori il meglio da ognuno, farà superare le differenze e diffidenze coalizzando tutti verso un grande sacrificio finale.

Flowers of war ricalca tutta la retorica del cinema autoesaltatorio statunitense. I grandi ralenti, i controluce commoventi, primi piani intensi, occhi lucidi, parole poetiche e musica altisonante, eppure per almeno un'ora di film sembra fare tutto questo con gli strumenti del miglior cinema. Zhang Yimou è davvero il più grande regista cinese se non uno dei migliori al mondo e il suo incontro con Bale (puramente americano nello stile di recitazione) produce scintille di magnificenza. Tra un rigoroso uso del colore (il protagonista bianco di farina, baionette che sfiorano gli occhi, rosoni della chiesa che producono arcobaleni), un racconto asciutto pur nella sua magniloquenza e trovate degne dei nomi sui cartelloni, Flowers of war inizia alla grande (visti i presupposti), ma da quando il prete per necessità si taglia la barba (segno cinematografico universale di mutamento interiore), il film cambia rotta.

Annacquato nella retorica, flagellato dal buonismo e allungato a dismisura da ralenti, sequenze musicali ed esigenze celebrative, Flowers of war si trasforma nell'incubo di ogni spettatore: un film a tesi privo di ritmo o novità e incaricato di inculcare una morale di ferro. Un disastro.
Ciliegina sulla torta: il ruolo dei giapponesi. Gli assediatori di Nanchino (e nemici storici della Cina) sono dipinti come mai si era visto prima. Perfidi, stupidi, gretti, meschini, ributtanti e viscidi non hanno una scintilla di positività, non hanno un personaggio nemmeno vagamente morale o anche solo un'idea di umanità. Anche i loro colpi sono più efferati e producono più sangue di quelli dei cinesi. Nemmeno i comunisti nei film americani in tempo di guerra fredda erano trattati così. Nemmeno i nazisti!

8 commenti:

nikola ha detto...

aspettavo questa recensione da mesi!

ma come ha fatto ad arrivare alla Berlinale? solo per il nome del regista?

come e´stato preso dal resto del pubblico?

gparker ha detto...

Beh non c'è da stupirsi secondo me. Qualsiasi festival avrebbe fatto follie per l'ultimo di Zhang Yimou o per il film più costoso della storia del cinema cinese o con un polpettone storico con Christian Bale, figurati tutti e tre insieme!

Al resto del pubblico non è piaciuto quasi per nulla. Tra quelli che conosco sono il solo ad aver gradito almeno la prima parte.

Anonimo ha detto...

Insomma è un filmone buono per l spettacolo Domenicale delle 15 con un pubblico formato da signore over 60?

Flavia.

gparker ha detto...

No no è molto più dinamico nella prima parte, un film anche da prima serata cinematografica. Solo che poi diventa una cosa da partito comunista cinese...

Nikola ha detto...

...partito comunista cinese che ha dimostrato grande abilita´ nell´acquisire i favori di un regista cosi´apprezzato in occidente da poter portare alla berlinale la propria propaganda, dimostrando di essere molto piu´ bravi con la comunicazione dell´ Unione Sovietica.

Parker, e rispetto agli americani?

gparker ha detto...

Rispetto agli americani cosa?
Il film non prende posizione, Bale potrebbe anche essere un cinese non sarebbe cambiato nulla secondo me.

Più che altro la cosa che mi fa davvero strano (e se non fosse che hanno ritardato tantissimo la conferenza stampa, fino a che non me ne sono dovuto andare per altri impegni, l'avrei chiesto) è che Zhang Yimou solo pochissimi anni fa, quindi già in un periodo in cui lavorava per il governo, aveva diretto Mille Miglia Lontano, film pessimo chiaramente fatto solo per riallacciare i rapporti con il giappone. E' una storia di cinese con un protagonista Giapponese anziano (un attore mitico in Giappone) che aiuta un bimbo cinese. Terribile e propagandistico ma di tono completamente diverso.

Rico ha detto...

Condivido la tua stizza per questo melò buonista e mi permetto di rinviarti a qualche mio appunto sulla stessa pellicola (http://riccardocristiani.wordpress.com/2012/01/13/the-flowers-of-war-di-zhang-yimou/)
Mi auguro però che tu abbia avuto modo di vedere di Yimou "Under the Howthorn Tree" (del 2010), a mio avviso il suo film migliore.
Buon lavoro.

Anonimo ha detto...

ma che cosa state a dire questo è un grande film e vi assicuro che è tratto da un fatto realmente accaduto, forse pensate che atti di puro eroismo perche in fondo di questo si tratta non possona appartenere anche ad un paese comunista?