21.10.11

Matrimonio a Parigi (2011)
di Claudio Risi

Share |

Non sono gli abissi intellettuali a spaventare, nè i deserti di senso o gli oceani di pregiudizi. Nemmeno le cascate di doppi sensi da avanspettacolo degli anni '10 o le folate di razzismo. E' la totale assenza di novità. E' quella che ti annienta sotto la poltrona.

Massimo Boldi non è nè il primo nè l'ultimo comico che porta al cinema film bene o male sempre uguali, sempre semplici e sempre poco divertenti, ma nessuno come lui ripete costantemente il medesimo canovaccio di idee non sue e già ripetitive a loro volta. 
Da quando si è separato dalla Filmauro e dal cinepanettone ufficiale (passando da film con Natale nel titolo a film con Matrimonio nel titolo) è stato il primo a beneficiarne, perdendo assieme a Boldi anche altri personaggi della medesima risma come Fichi d'India, Enzo Salvi e via dicendo. Perdendo insomma la parte più fracassona e infantile che adesso si ammassa nei medesimi prodotti.

Matrimonio a Parigi, è architettato come una commedia degli anni '50, in cui gli adulti sono i comici e danno vita a siparietti di incompetenza, cialtronaggine e stupideria varia, mentre i giovani sono i maturi che sviluppano storie d'amore e cercano di trovare un posto nel mondo. Su questo canovaccio l'intreccio intessuto è chiaramente poverissimo (ma davvero non è quello ad infastidire) e ancorato ad un senso del comico che si appoggia sulla ripetizione di luoghi comuni riguardo extracomunitari, gay, meridionali e superdotati (nel cast c'è Rocco Siffredi che non interpreta se stesso ma lo stesso si dà per scontata la sua nota caratteristica fisica).

Inutile dire che poco o nulla cambia l'inserimento di un personaggio come Guglielmo Scilla, ovvero Willwoosh, incastrato in un personaggio serioso e molto lontano da quello che "interpreta" nei sui video. Guglielmo Scilla è estremamente in parte nel suo piccolo ma l'impatto sul gradimento generale del film per ovvie ragioni non può che essere nullo.
Sarà stata l'uscita di altre commedie italiane molto popolari, di grande successo e molto carine nell'anno passato, ma mai come questa volta l'annuale film di Boldi mi è sembrato fuori dal tempo.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Sul serio, solo a leggere la trama mi è venuta la febbre...

Ale55andra

el señor dionigi ha detto...

un giorno qualcuno dovrà spiegare chi è, cosa fa, perchè esiste (cinematograficamente parlando) biagio izzo, l'equivalente culturale di un infradito ai piedi di un'americana che ho visto ieri in centro a roma (c'erano 12 gradi).

la cosa più scioccante per me questa volta è stata la "recensione" positiva di mariarosa mancuso. che si siano rincoglioniti finanche in ticino?

vinz ha detto...

primo nel boxoffice del weekend.

gparker ha detto...

Io credo che semplicemente a furia di vederne si generi un abbassamento della soglia del gusto riguardo queste pellicole percui il meno schifo ti sembra buono.

In più in molti si fanno conquistare dall'idea che il fatto che piaccia è sinonimo di sano intrattenimento popolare e che la gente, se si muove ed esprime in massa la propria preferenza abbia ragione a prescindere poichè esprimerebbe in maniera più verace il gusto in un dato momento storico.
Ad un ragionamento simile bisognerebbe però opporre il senso di scrivere un'opinione su una testata, se il pubblico ha sempre ragione.