30.4.10

Cosa voglio di più (2010)
di Silvio Soldini

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POSTATO SU
Togliendo rapidamente qualsiasi dubbio lo scrivo subito: Cosa voglio di più racconta la solita storia, uomo e donna, sistemati affettivamente e familiarmente che si incontrano e scoprono una passione che li spingerebbe a mollare tutto per ricominciare un'altra vita insieme.
Tuttavia, se dovessimo fare piazza pulita di tutte le storie di questo tipo che debordano dalla fucina creativa (??) del cinema italiano per lasciarne uno solo l'anno, questa dovrebbe essere la prescelta dell'annata.

Al contrario di molti altri Soldini ci tiene realmente a fare questo racconto e ha una chiara visione di cosa significhi quel sentimento che arriva in quel contesto socio-economico. Molto si è parlato del film come "l'amore al tempo della crisi" ma è un po' più questo, perchè se lo sfondo quello è, è anche vero che i protagonisti di loro non si trovano in situazioni economicamente invidiabili e quindi una storia simile si sarebbe potuta verificare in qualsiasi altro momento storico. E' semmai il pubblico di oggi che guardandola trae determinate conclusioni sulla propria esistenza attuale.
Inoltre Cosa voglio di più non è nemmeno un film sull'amore o sui sentimenti ma sulla volontà umana e l'opportunità di compiere delle scelte per la propria esistenza.

Cosa voglio di più è un film molto schematico, si occupa prima del personaggio di Alba Rohrwacher, poi di quello di Favino e poi di tutti e due insieme. Mostra i controcampi del tradimento e più che cercare di mettere in scena l'azione del tradire (che per dire è ciò che appassiona Muccino, quanto il tradimento somigli ad un thriller) mostra il movimento interiore che il desiderio di un'altra vita scatena.
Essendo cineasta serio, Soldini per raggiungere l'obiettivo non usa solo i dialoghi (come sempre nei suoi film molto accattivanti) ma soprattutto i suoni, le immagini, il panorama di periferia milanese e i corpi dei due personaggi, da cui le molte scene di nudo che hanno attirato l'attenzione della stampa svogliata e che in realtà sono davvero interessanti.

C'è un momento in cui tutto è più lampante che nel resto del film, quando Anna (Alba Rohrwacher) è ad una lezione serale di pittura, un momento connotato con infamità da colori, ambiente, corpi presenti e tono delle immagini, ad un certo punto sentiamo un tonfo basso, profondo, simile ad un battito di cuore amplificato e Anna ha un sussulto come se il rumore venisse da dentro di lei, il controcampo mostra che sono due amanti che baciandosi sbattono contro la vetrina, il campo mostra Alba che capisce cosa dovrà fare.

2 commenti:

Aronofsky ha detto...

"l'opportunità di compiere delle scelte per la propria esistenza"
Riesci a scovare (che non è trovare) sempre la frase sintetica meglio esplicativa del tutto. Che poi è uno.
Mi verrebbe solo da aggiungere che l'immobilità percepita e diffusa emanata dai personaggi, se da un lato essi continuano ad affannarsi a dar ragione al proprio cuore qualcos'altro li fa ripiombare nell'anonimato. Le scene d'amore con inquadratura fissa è lo sguardo impotente dell'autore/spettatore.

gparker ha detto...

mi stupisce sempre come soldini salti da una forma all'altra riuscendo ad adattarsi davvero a quello che racconta, no come sostengono di fare gli altri registi...