19.5.09

Vincere (2009)
di Marco Bellocchio

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POSTATO SU
Ha un titolo bellissimo l’ultimo film di Bellocchio, già futurista, già slogan, già fascio al 100%. E ha un inizio ancor più fulminante capace di giocare con il tempo nello stesso modo con cui gioca con le immagini di repertorio, le immagini di repertorio finte e le immagini girate. Un modo di raccontare l’incontro tra Benito e Ida, lo scatenarsi della passione e le sue motivazioni (ovvero il fascino dell’uomo Benito per la donna Ida) poco convenzionale per il nostro cinema e molto poggiato sulle spalle di Daniele Ciprì, inedito direttore della fotografia per qualcuno che non sia Franco Maresco o Roberta Torre, bravissimo. Ma bravissimo è anche poco.

Sovrimpressioni, viaggi avanti e indietro, premonizioni future e arroganze presenti. Vincere da subito comincia a fare in maniera speciale e convincente cose molto semplici che altrove potrebbero sembrare (e in passato sono sembrate) da quattro soldi, espressione di povertà inventiva. Il suo modo di riprenderle e di mostrarle invece le rende potenti. Ad esempio l’espediente di mostrare il presente motivando ogni azione con la consapevolezza degli eventi futuri, che io stesso ho spesso criticato aspramente, in questa sede e con questi modi diventa una scelta audace e appagante, perchè Bellocchio e Ciprì creano senso intorno a quest’idea attraverso una messa in scena in grado di parlare.

E dico “Ciprì e Bellocchio” perchè la fotografia, una volta tanto, non è solo una meravigliosa serie di scelte esteticamente fulminanti ma anche una serie di invenzioni di composizione, armonia e movimenti di macchina che rendono ogni sequenza un gioiello di grammatica cinematografica. Sempre originale, sempre affascinante, sempre intrigante.
Per fare dei paragoni c’è la bellissima scena del duello, ancora una volta di spada come in L’Ora di Religione.

Purtroppo però dopo la narrazione dei fatti viene la narrazione dei sentimenti e quei momenti sono decisamente meno riusciti, meno dinamici e più ripiegati su un linguaggio stantio e risaputo. Vincere riesce a raccontare decisamente meglio e anche con più coinvolgimento emotivo lo svilupparsi della storia (titanico in questo senso Timi) che lo svilupparsi dei sentimenti. Volendo dividere le sequenze in maniera netta (quelle che portano avanti la trama e quelle che raccontano le emozioni dei personaggi) succede che le seconde siano nettamente svantaggiate, poco convincenti e anche noiose.

Sembra riuscire davvero a dire qualcosa solo quando mostra come il modo di pensare mussoliniano che contagia la sua famiglia non riconosciuta (tutti parlano per slogan come quando Ida dice: “O lui o nessuno!”) sfocia inevitabilmente nella pazzia. Loro nel manicomio lui sul balcone di piazza Venezia.

Se non fosse per una colonna sonora molto particolare, incalzante e poco italiana che mette una pezza tanti momenti potrebbero davvero risultare sconfortanti. Alla fine invece il risultato complessivo è buono, cosa che però, date le premesse, rimane comunque un peccato.

6 commenti:

frankie666 ha detto...

Anche al Mere non è piaciuto...

Domani è il giorno mio e di Quentin.

E io invece di fare il tifo urlando come un ossesso per le vie di Cannes, starò chiuso in una stanza a fare esercizi di gruppo sull'introduzione alla scrittura di articoli scientifici...

alp ha detto...

E' risultata felice la scelta di un attore cosi' atipico, che adoro, come il Timi?

gparker ha detto...

tu e quentin, due vite parallele

si molto felice la scelta di timi è bravissimo, meglio del solito, e comunque a me lui piace.

frankie666 ha detto...

VAI QUENTIN, SENTI IL MIO URLO A CANNES!

CANNES E CASA NOSTRA E NOI NON CI FACCIAMO FOTTERE A CASA NOSTRA!!!

alp ha detto...

Adesso che ho visto il film trovo tu abbia scritto una recensione davvero eccellente anche se non sono molto d'accordo sullo stantio dei momenti " privati", forse anche quelli sono una citazione d'epoca come tante altre cose del film.
L'ho trovato pieno di spunti e di sottotesto, molto in linea con la poetica dell'autore, e davvero magnificamente orchestrato. A proposito, è la dimostrazione di quello che dicevi sul lavoro del regista nei commenti di un altro post,male interpretato da alcuni commentatori. Timi e la Mezzogiorno qui fanno proprio parte del progetto e non sono burattini ma valorizzati al massimo dal regista, lei trova corde molto congeniali nella citazione delle attrici di epoca, lui è carismatico e pur non assomigliando a benito, riesce a tirar fuori quel furore negli occhi che oggi si può ritrovare in qualche momento delle litigate televisive della nipote Alessandra :-)

gparker ha detto...

Sicuramente Timi molto bravo, la mezzogiorno invece non l'ho mai amata molto. Ma entrambi comunque mi sembrano molto "diretti", cioè molto in linea con il film e molto fuori dai loro canoni, in sostanza molto ben adattati al resto del film.
Con questo non voglio levar merito a loro e darlo a Bellocchio ma solo dire che secondo me gran parte della bella prestazione e della resa è anche nel modo in cui il loro recitare è stato alterato o meglio modellato sul resto del film.