Il cartello iniziale "tratto da una storia vera" nega tutto l'iperbolico cinetismo che arriverà come si conviene al cinema di Tony Scott e quasi spegne l'entusiasmo (poco) nell'animo di chi si appresta a vedere Unstoppable sperando, se non altro, in un'esperienza visivamente e dinamicamente interessante. Insomma cinema della velocità e del ritmo, anche perchè la storia di un treno lasciato accidentalmente senza conducente e lanciato a velocità folle, su un binario che in prossimità di un centro abitato troverà una curva impossibile da prendere a quel ritmo, si presta a questo tipo di sottogenere del cinema hollywoodiano: il film de treni. Ci vorrebbe un bel regista da serie B, asciutto e cinico, e invece c'è Tony Scott.
Il referente principale è Speed. Lo sanno gli spettatori, lo sa Tony Scott e l'aderenza al film con Keanu Reeves è tale che Unstoppable è quasi insopportabile a bassi regimi. La retorica della recluta assieme al veterano, l'esperienza, i veri valori americani, la vita dura e la seconda occasione. Solo quando il treno comincia a prendere velocità, quando la storia si fa dinamica, i ritmi diventano serrati e l'azione entra in ballo a schiacciare qualsiasi altra velleità di ritratto sociale, critica al governo, ai media e blah blah Unstoppable comincia a convincere lo spettatore che i soldi del biglietto non sono stati totalmente buttati.
All'uso ripetitivo, insistente e sfacciato degli zoom a schiaffo e della macchina a mano (mai vista tanta arroganza e tanta ferma volontà di aderire costi quel che costi ad un'estetica modaiola) si sostituisce un montaggio necessariamente funzionale al racconto di una corsa contro un'altra corsa. L'ideale eroico e superomistico statunitense che trova nel corpo invecchiato, bolso ma anche per questo perfettamente "fermo" (come la montagna kurosawiana) di Denzel Washington un contenitore calzante. Film di volti e di corpi. Grazie al cielo.
Treni veri, rotaie vere e un deragliamento (accidentale e senza conseguenze) vero. Il film de treni si fa con i treni reali (lo sapeva Buster Keaton, lo sapeva Frankenheimer e lo sa Scott) e con la velocità (e quando i treni non bastano arrivano anche le auto, come il settimo cavalleggeri a salvare la giornata un'altra volta), così Unstoppable regala anche dei momenti molto molto belli (la scena con il grano) e una risoluzione finale tanto scontata quanto magistralmente realizzata. Ai giusti la gloria, ai potenti incompetenti il confino e all'America i suoi eroi. Tutto sotto controllo.
Il referente principale è Speed. Lo sanno gli spettatori, lo sa Tony Scott e l'aderenza al film con Keanu Reeves è tale che Unstoppable è quasi insopportabile a bassi regimi. La retorica della recluta assieme al veterano, l'esperienza, i veri valori americani, la vita dura e la seconda occasione. Solo quando il treno comincia a prendere velocità, quando la storia si fa dinamica, i ritmi diventano serrati e l'azione entra in ballo a schiacciare qualsiasi altra velleità di ritratto sociale, critica al governo, ai media e blah blah Unstoppable comincia a convincere lo spettatore che i soldi del biglietto non sono stati totalmente buttati.
All'uso ripetitivo, insistente e sfacciato degli zoom a schiaffo e della macchina a mano (mai vista tanta arroganza e tanta ferma volontà di aderire costi quel che costi ad un'estetica modaiola) si sostituisce un montaggio necessariamente funzionale al racconto di una corsa contro un'altra corsa. L'ideale eroico e superomistico statunitense che trova nel corpo invecchiato, bolso ma anche per questo perfettamente "fermo" (come la montagna kurosawiana) di Denzel Washington un contenitore calzante. Film di volti e di corpi. Grazie al cielo.
Treni veri, rotaie vere e un deragliamento (accidentale e senza conseguenze) vero. Il film de treni si fa con i treni reali (lo sapeva Buster Keaton, lo sapeva Frankenheimer e lo sa Scott) e con la velocità (e quando i treni non bastano arrivano anche le auto, come il settimo cavalleggeri a salvare la giornata un'altra volta), così Unstoppable regala anche dei momenti molto molto belli (la scena con il grano) e una risoluzione finale tanto scontata quanto magistralmente realizzata. Ai giusti la gloria, ai potenti incompetenti il confino e all'America i suoi eroi. Tutto sotto controllo.
5 commenti:
Recensione fichissima!
Complimenti!
^^
Anche se il film continua a puzzarmi...
grazie!
Una volta anche io ero più duro con questi film, adesso però se almeno mi regalano qualche momento di bel cinema dinamico, se non stronzeggiano troppo con le morali alla fine li apprezzo.
Tra l'altro è passato dalla metropolitana al treno...basta!!!
Ale55andra
Non so perchè ma a ogni suo film che vedo cresce in me la voglia di prendere a schiaffi Tony Scott ...
FLAVIA
Alla fine si, perchè si crede chissàchi mentre poi il cinema secco e d'azione pura lo farebbe bene.
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