8.9.09

La Horde (id., 2009)
di Yannick Dahan e Benjamin Rocher

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POSTATO SU
LE GIORNATE DEGLI AUTORI
FESTIVAL DI VENEZIA 2009

Maledetti siano i francesi e il loro cinema bello e vario.
Drammi, film d'azione, horror e noir, i francesi continuano a fare tanti film ogni anno e ad un livello eccezionale. La Horde non fa eccezione, un horror teso, classico per molti versi ma avanzato e personale per altri. Debitore al cinema americano in gran parte ma anche capace di scavarsi una nicchia alla francese.

Si parla di zombie, cioè di un genere che ha tutta una sua precisa evoluzione e un suo rigore morale e politico. Gli zombie della Horde sono moderni, nel senso che non camminano lenti come quelli di Romero ma corrono voraci e sono vittime di un'infezione come quelli di 28 Giorni Dopo (che si sta rivelando sempre più un film seminale nel suo genere).
protagonisti sono un gruppo misto di poliziotti e criminali e tutto parte dal fatto che dopo la morte di uno di loro un gruppo di sbirri si mette alla ricerca dei responsabili per farsi giustizia da soli. Li trovano in un palazzo isolato, li vanno a prendere, cominciano a sparare e lì scoppia l'invasione degli zombie. I due gruppi dovranno allearsi.

Dahan e Rocher non tralasciano nulla. I personaggi sono complessi e tutti posti di fronte a dei bivi e a dei contrasti interiori interessanti, lo sviluppo della trama cambia le carte in tavola per le diverse parti in molti momenti e i topoi del genere sono rispettati (l'assedio in un luogo chiuso, il sacrificio, lo splatter, il contaminato che nasconde il morso ai compagni, gli agguati...). Eppure si respira una forte aria di modernità.
Sarà la messa in scena guerrigliera o sarà la scelta politica di dipingere i buoni come degli stronzi, simili nelle loro atrocità ai molti militari mandati dall'occidente nelle odierne guerra mediorientali, e gli zombie come il nemico senz'anima che l'establishment militare dipinge nelle menti dei soldati.

O sarà semplicemente che il modo francese di rielaborare il classico statunitense contaminandolo con la sensibilità contemporanea europea riesce da 50 anni a portare comunuqe un'aria di forte innovazione, nei ritmi e nei contrasti forzando come con un piede di porco gli schemi fissi del genere, per approdare a qualcosa di più.

1 commenti:

frankie666 ha detto...

sa molto di Carpenter...

Ne avevo sentito parlare comunque...