16.7.09

Summerhood (id., 2008)
di Jacob Medjuck

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GIFFONI FILM FESTIVAL
CONCORSO +10

Ogni estate si incontrano al campeggio. Ogni estate segueno le stesse dinamiche anarcoidi: i sorveglianti che si disinteressano di loro per andare con le figlie del direttore e finire così regolarmente licenziati, le attività all'aria aperta gestite approssimativamente, le punizioni senza senso e via dicendo. Quest'anno però per i quattro storici amici e per il loro gruppo le ragazze non sono più soltanto il nemico a cui fare scherzi.
L'infinito rispetto di Jacob Medjuck per l'età infantile e quella adolescenziale paga. Summerhood pur raccontando di bambini che crescono e adulti che regrediscono riesce a non essere mai stupido e a narrare con leggerezza la materia più abusata: le trasformazioni dall'età infantile a quella adolescenziale.
Il primo bacio dei bambini, come l'ennesimo rapporto sessuale dei sorveglianti eterni ragazzini, i grandi come i piccoli e il campo estivo come luogo di libertà e amore al limite dell'etica hippy, dove le regole esistono ma semplicemente non vengono rispettate, dove i partecipanti in linea di massima si autogestiscono imponendo l’unica legge che conoscono quella della socialità.
Bulli, gruppi chiusi, gruppi aperti, rivalità, scherzi, amicizia ma anche litigate. Astio verso le femmine ma anche attrazione. Summerhood non è un film per bambini nel senso peggiore e svilente del termine ma un film che parla di bambini con la serietà con la quale ci si rivolge agli adulti e che quindi è godibilissimo anche da questi ultimi. Anzi per loro può essere un'autentica boccata d'aria.
Non stupisce che la storia sia in larga parte autobiografica. La complessità con la quale è raccontato il mondo interiore di ognuno dei bambini coinvolti, anche del più marginale, sono degni del miglior Spielberg e quindi del miglior realismo. E se i fatti in larga parte sono poco plausibili i sentimenti lo sono sempre.

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