5.9.09

My Son, My Son, What Have Ye Done? (id., 2009)
di Werner Herzog

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FILM SORPRESA
FESTIVAL DI VENEZIA 2009

Herzog ha due film a Venezia e questo non è chiaro in che sezione stia (perchè due in concorso non penso proprio sia possibile), ad ogni modo era il film a sorpresa, e che sorpresa! Per chi non ricollegasse immediatamente questo film è quello che per un certo periodo è stato noto come "il film che fa Herzog e che produce Lynch" e il risultato è quel che si immagina.

Se Il Cattivo Tenente è un prodotto hollywoodiano filtrato attraverso il mondo herzogiano questo è un prodotto autoriale e di nicchia alla statunitense, fatto da Herzog ma concepito da Lynch (non so se sia davvero così ma è quel che sembra). Racconta di un uomo già mezzo squilibrato che ha un rapporto ossessivo con la madre e che dopo aver partecipato alla rappresentazione teatrale dell'Orestea si immedesima nel personaggio e uccide proprio quella madre che sembrava venerare.
La storia è raccontata dal punto di vista della polizia che assedia l'uomo barricatosi in casa dopo il fatto e attraverso i racconti cerca di capire che è successo (un po' in stile Quarto Potere, per l'alternarsi del tempo presente e del tempo passato e per l'avvicinarsi graduale dei racconti al punto focale senza tuttavia giungere ad una vera soluzione).

E' palesemente un film sul raccontare, sullo storytelling. La polizia cerca la verità nelle storie e il protagonista viene piegato da un racconto, vittima della rappresentazione di sè o di un altro sè che vincono sulla realtà e gli danno una certa forma.
Lo stile è molto molto rilassato, i rumori di fondo sono lynchani (come quello classico che sembra venire da un condizionatore da quattro soldi in funzione) al pari dello stile recitativo e delle inquietanti ambientazioni borghesi suburbane. Ci sono Willem Dafoe, Udo Kier, Michael Shannon e soprattutto Grace Zabriskie, volto lynchanissimo già visto in Cuore Selvaggio, Twin Peaks e INLAND EMPIRE.

Di herzogiano c'è l'idea di un uomo preso in un turbine di follia per uno scopo, che non riesce a gestire quel che ha in testa e che viene trasportato dagli eventi in qualcosa di più grande di sè. E ovviamente ci sono moltissimi animali con cui il personaggio intrattiene un rapporto quasi di amore/odio.
Alla fine della fiera è un film piccolo e molto americano, con di sfondo Los Angeles e nel quale si percepisce una sincera volontà di aderire allo stile statunitense per tradurre in quella forma le proprie idee.

3 commenti:

Christian ha detto...

Sembra davvero interessante! Spero proprio che venga incluso nella imminente rassegna milanese...

gparker ha detto...

dovrebbero perchè una distribuzione italiana non è scontata

frankie666 ha detto...

cazzo io invece spero che arrivi pure qui in England....