Come suggerito da Nadia nei commenti di uno scorso post ho registrato Chacun Son Cinema, il film ad episodi realizzato da 35 registi diversi per i 60 anni del festival di Cannes sul tema "la sala cinematografica".
Come tutti i film ad episodi l'esito è altalenante e difficilmente definibile, manca davvero un'unità d'intenti, il tema della sala è declinato e non sviscerato dunque il film è come una serie di cartoline più che un trattato o un modo di vedere il cinema fruito. Ma tant'è.
I segmenti sono a tratti banali e a tratti medi (nonostante i nomi coinvolti nell'operazione) e solo a tratti raggiungono vette veramente alte. Dispiace vedere che molti registi abbiano teso a parlare delle cose più scontate, ripetendo in più casi la medesima cosa (la bellezza di fruire di un film) è il caso del pur bell'episodio dei Dardenne o di quello di Inarritu o Gitai, mentre gli esperimenti più interessanti sono quelli che sono riusciti a dare conto davvero di una visione particolare della sala, luogo sì di proiezione cinematografica ma anche luogo d aggregazione sociale e di vita personale.
Non so se è blando campanilismo ma credo proprio sia ufficiale che il segmento migliore sia quello di Nanni Moretti, Diario di Uno Spettatore, in cui il regista racconta con un montaggio divertito i suoi ricordi di sale, lo si vede seduto in cinema differenti che ricorda che film (brutti o belli) ha visto lì e con chi. Molto spesso questi cinema non esistono più e quindi di volta in volta si trova in sale da Bingo o parcheggi che ora sorgono al posto della sala in questione) e nel complesso emerge quella visione personale e sociale (con la moglie, con il figlio, con la madre...) della fruizione cinematografica che in pochi sottolineano. Inoltre è fotografato benissimo (l'inizio è stupendo poi).
Da segnalare anche il bellissimo segmento dei fratelli Coen, delicatissimo davvero e capace di parlare anche di America popolare e del rapporto strano (quasi inesistente che ha con il cinema europeo) e quello di Zhang Yimou che torna ai temi della campagna popolare con intatta delicatezza.
Divertito e un po' inutile Kitano, riconoscibilissimo Kiarostami gira un segmento un po' banale ma che a me personalmente mi tocca profondamente. Incommentabile l'inutilità della parte di Manoel de Oliveira.
Ridicolo Cimino che imita Fellini (ma come ti viene) e medio Polanski. Truffautiano Lelouch e ripetitivo Wong Kar Wai.
Come tutti i film ad episodi l'esito è altalenante e difficilmente definibile, manca davvero un'unità d'intenti, il tema della sala è declinato e non sviscerato dunque il film è come una serie di cartoline più che un trattato o un modo di vedere il cinema fruito. Ma tant'è.
I segmenti sono a tratti banali e a tratti medi (nonostante i nomi coinvolti nell'operazione) e solo a tratti raggiungono vette veramente alte. Dispiace vedere che molti registi abbiano teso a parlare delle cose più scontate, ripetendo in più casi la medesima cosa (la bellezza di fruire di un film) è il caso del pur bell'episodio dei Dardenne o di quello di Inarritu o Gitai, mentre gli esperimenti più interessanti sono quelli che sono riusciti a dare conto davvero di una visione particolare della sala, luogo sì di proiezione cinematografica ma anche luogo d aggregazione sociale e di vita personale.
Non so se è blando campanilismo ma credo proprio sia ufficiale che il segmento migliore sia quello di Nanni Moretti, Diario di Uno Spettatore, in cui il regista racconta con un montaggio divertito i suoi ricordi di sale, lo si vede seduto in cinema differenti che ricorda che film (brutti o belli) ha visto lì e con chi. Molto spesso questi cinema non esistono più e quindi di volta in volta si trova in sale da Bingo o parcheggi che ora sorgono al posto della sala in questione) e nel complesso emerge quella visione personale e sociale (con la moglie, con il figlio, con la madre...) della fruizione cinematografica che in pochi sottolineano. Inoltre è fotografato benissimo (l'inizio è stupendo poi).
Da segnalare anche il bellissimo segmento dei fratelli Coen, delicatissimo davvero e capace di parlare anche di America popolare e del rapporto strano (quasi inesistente che ha con il cinema europeo) e quello di Zhang Yimou che torna ai temi della campagna popolare con intatta delicatezza.
Divertito e un po' inutile Kitano, riconoscibilissimo Kiarostami gira un segmento un po' banale ma che a me personalmente mi tocca profondamente. Incommentabile l'inutilità della parte di Manoel de Oliveira.
Ridicolo Cimino che imita Fellini (ma come ti viene) e medio Polanski. Truffautiano Lelouch e ripetitivo Wong Kar Wai.









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