Giuseppe Bertolucci non è Bernardo e si vede, le idee di regia del film sono abbastanza irritanti, le velocizzazioni e i lunghi piani sequenza in cui Benigni monologa non vanno da nessuna parte e appiattiscono un po' film che invece dal punto di vista dell'idea e della scrittura ha davvero il suo perchè.
Con molta poca verve comica e molta decisione Benigni e Bertolucci raccontano della realtà provinciale italiana (nello specifico quella Toscana) fatta di rapporti desiderati e mai realizzati, di una sessualità repressa ma agognata al punto di spingere i giovani operai ad andare anche con donne attempate pur di consumare un rapporto sessuale e di un rapporto morboso con la famiglia. E' una realtà a metà tra il tradizionalismo cattolico, le imposizioni della chiesa e l'ateismo dell'allora imperante credo comunista per le classi più popolari.
Se come ho già detto la messa in scena non è proprio il massimo, raggiunge invece vette abbastanza alte la sincerità del film, capace a tratti di toccare davvero in profondità e dare conto in maniera precisa e per niente scontata della vita ai margini di tutto.
Una volta tanto poi Benigni non interpreta i suoi personaggi furbetti e al centro di molti intrighi ma un vero perdente, che conduce una vita insoddisfacente sotto ogni punto di vista e che crede (o spera) che questa cambierà con la rivoluzione comunista. Alcuni pezzi, come l'incontro con le femministe è veramente alto e toccante.
Con molta poca verve comica e molta decisione Benigni e Bertolucci raccontano della realtà provinciale italiana (nello specifico quella Toscana) fatta di rapporti desiderati e mai realizzati, di una sessualità repressa ma agognata al punto di spingere i giovani operai ad andare anche con donne attempate pur di consumare un rapporto sessuale e di un rapporto morboso con la famiglia. E' una realtà a metà tra il tradizionalismo cattolico, le imposizioni della chiesa e l'ateismo dell'allora imperante credo comunista per le classi più popolari.
Se come ho già detto la messa in scena non è proprio il massimo, raggiunge invece vette abbastanza alte la sincerità del film, capace a tratti di toccare davvero in profondità e dare conto in maniera precisa e per niente scontata della vita ai margini di tutto.
Una volta tanto poi Benigni non interpreta i suoi personaggi furbetti e al centro di molti intrighi ma un vero perdente, che conduce una vita insoddisfacente sotto ogni punto di vista e che crede (o spera) che questa cambierà con la rivoluzione comunista. Alcuni pezzi, come l'incontro con le femministe è veramente alto e toccante.










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