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1.4.08

Next (id., 2007)
di Lee Tamahori

POSTATO SU

Nei decenni sono diventati innumerevoli gli adattamenti di opere o anche semplici racconti di Philip Dick, ma forse Next è davvero il più brutto, il più povero e quello che più di tutti svilisce la complessità e la ricchezza di spunti e significati delle opere dickiane.
Non bisogna farsi trarre in inganno dal fascino della storia, dalla particolarità del personaggio e dal modo in cui è trattato il tema della preveggenza, quello è Dick.
Ciò a cui bisogna guardare è come è articolata la storia, come sono approfonditi i personaggi, che relazioni stringono tra di loro e come tutto questo è raccontato allo spettatore. E se si guarda a questo lo scenario è di una povertà disarmante.

Sembra che l'impegno non sia profuso in nessuna direzione se non quella di rendere spettacolarmente la capacità percettiva extra-sensoriale del protagonista, quando quella capacità dovrebbe essere solo l'inizio, il propellente della trama, perchè incentrare un film sulla capacità di prevedere non è in sè più interessante che incentrarlo sullo scorrere eterno del vento. E' ciò che farai a partire da questo spunto che determinerà il film.

In Next ciò che avviene a partire dall'illustrazione del personaggio, delle sue capacità e di come le eserciti è una picchiata continua fatta di amori eterni, destini segnati, dialoghi in cui continuamente viene fatto il riassunto della trama e delle intenzioni di ogni ruolo più un po' di poeticità data da sguardi rivolti nel vuoto e violini di sottofondo con una leggera brezza che scuote i capelli. Null'altro.
E il colpo di scena finale è di una pochezza tale da far cadere le braccia.
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