5.2.07

Apnea (2005)
di Roberto Dordit

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"Girato come un noir" si legge nel pressbook, ed è qualcosa che ugualmente viene ripetuto anche nella conferenza stampa.
Una storia necessaria di forte impegno sociale (tratta delle morti bianche sul lavoro nel nordest) ma raccontata in maniera appassionante.
Se c'è una cosa di cui ho piene le scatole sono le storie che trattano temi importanti che con questa scusa si propongono come film validi.
Apnea non lo è. E non importa che il tema sia importante, non importa che getti un fascio di luce su una serie di illegalità e misfatti. No, non importa. Se il film non vale niente, non vale niente punto e basta. E in questo caso non vale veramente nulla e non doveva ricevere i fondi del ministero.
Fotografato con i classici colori desaturati e sovraesposti del digitale e ambientato nell'umido nordest italiano, il film affronta il percorso di disvelamento della realtà da parte di un giornalista che vede morire misteriosamente un amico e vuole fare luce sul caso nonostante la ritrosia delle autorità.
Ma è tutto americanizzato nel modo più bieco e vuoto. Caratteri, stilizzazioni ed esiti sono assolutamente estranei al nostro cinema e non sono nemmeno elementi di tale valore importanza o innovatività da prendere e assorbire. Anche perchè nulla è assorbito ma solo preso pari pari e riapplicato. Dialoghi da far ribrezzo e caratteri azzerati.
E poi basta usare la parola noir per ogni cosa!

7 commenti:

l. ha detto...

claudio santamaria 6 fico.

l. ha detto...

era per fare un commento positivo...

gparker ha detto...

Perchè l'ottimismo è il profumo della vita.

Eddie Valiant ha detto...

Sono sostanzialmente contrario ai fondi del Ministtero, soprattutto visto che non riguarda(va)no la distribuzione, però seguivano la logica dell'importanza culturale, insomma che al di là del possibile incasso, si trattava di progetti da far vedere. Dovendo ragionare sulla base di sceneggiatura e progetto produttivo, questo credo avesse le caratteristiche. Sul livello qualitativo come può intervenire il ministero?

gparker ha detto...

Ci sono due tipi di ragionamento diverso che mi fanno pensare che il controllo sulla qualità ci può essere e non c'è.
Il primo è dato dal fatto che la sceneggiatura è sempre molto precisa (e anche nei casi in cui non lo dovesse essere mi sembra legittimo da parte di un ministero richiederlo prima di dare soldi) e si capisce molto di come sarà realizzato il film, nel senso di quale visione di cinema sarà applicata e in quale maniera.
Il secondo è che quando accade che uno sconosciuto richieda i fondi va usata ancor più cautela perchè non si sa chi c'è di fronte. Lungi da me affermare che non vanno sovvenzionate le opere prime, tuttavia è più rischioso perchè non si conosce l'autore e dunque serve un controllo maggiore.
Insomma un produttore avalla solo progetti di cui è abbastanza sicuro di sapere quale sarà la riuscita, non capisco perchè non lo possa fare anche il ministero.

In più io non credo nella necessità di un cinema sociale, non credo che sia importante far vedere certe cose e non credo che sia importante fare film su certi argomenti. L'urgenza o l'attualità di una situazione non giustificano un film. Non credo nel cinema didascalico. Neanche nel caso dei documentari.

Infine guardando alla lista dei film promossi dal ministero mi rendo conto che il controllo non c'è assolutamente. 8 film su 10 sono progetti che già a priori si sapeva che esito avrebbero avuto (come Eccezzziunale Veramente capitolo secondo).

Orson ha detto...

il cinema italiano non è un panda. O meglio per i panda non provo alcuna particolare pietà.

"Apnea" è un buon film. Come questo venga verbalizzato nelle conferenze stampa è altra cosa. Un film è un film è un film. La prova dovrebbe essere data da chi a questo si approccia senza averne sentito dire nemmeno una parola. E allora la storia è solo quelle che vediamo sullo schermo. Stroncare una pellicola distribuita in quattro copie è come prendere per il culo un bambino che in un campo di periferia sbaglia un tiro al volo.

Controprova - Lettura di recensioni di opere prime scritte all'indomani dell'uscita in sala.

gparker ha detto...

E' sacrosanto che un film sia un film, a prescindere da tutto ciò che venga detto o fatto intorno ad esso. L'unica cosa che conta è il film.
Ed è proprio per questo che mi sono indispettito, perchè il film non vale nulla secondo me. Io ho visto prima il film e poi c'è stata la conferenza stampa, quindi quando l'ho visto non avevo pregiudizi e dopo ho avuto modo di indispettirmi perchè oltre alla poca valenza del film ho trovato anche arroganza.

Secondo me stroncare un film che gode di scarsissima distribuzione è un dovere come stroncare il grosso blockbuster. Proprio perchè un film è un film a prescindere da cosa lo circondi.
E' più come prendere in giro un bambino che in un campetto non passa mai la palla a nessuno e poi sbaglia sempre.