16.1.12

L'era legale (2012)
di Enrico Caria

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La nostra tradizione di fintomentari, mockumentary o che dir si voglia, è asciutta ma ricca di titoli (a parte gli esordi felliniani) di tutto rispetto come La vera leggenda di Tony Vilar. L'era legale fa un racconto pseudo-giornalistico (molte le imprecisioni di stile) di Nicolino Amore, figlio della Napoli popolare, uomo dall'incerta vita professionale e dalle mille attività spesso fallimentari che, finito in una tribuna politica televisiva in virtù di un minicomizio imporvvisato in strada, svela le ipocrisie di due politici. Da lì parte una carriera, diventa sindaco di Napoli e lentamente risolve tutti i problemi della città, anche i più storicamente irrisolvibili partendo dall'eliminazione dello spaccio di droga.

Il tono è farsesco, L'era legale non vuole in nessun momento pretendere di essere convincente o cercare di sembrare reale, anzi usa l'arma del grottesco per mettere in scena dietro metafora, problemi e idiosincrasie delle più consuete difficoltà meridionali.
Quello che convince poco del film è però il modo in cui racconta questa storia, abusando cioè della voce fuoricampo e dimenticando le immagini. La storia di Nicolino Amore rimane sempre storia e non diventa mai film, rimane cioè racconto, senza riuscire a utilizzare il linguaggio audiovisivo per dire qualcosa di più, di diverso o di particolare. L'unico intento sembra essere la promozione dell'idea che una legalizzazione della droga risolverebbe, non tutti i problemi come nel film, ma molti.

Ferma restando l'idea di partenza, carina sebbene tipicamente in linea con la mentalità all-partenopea che domina tantissima produzione proveniente dalla Campania, e qualche trovata ironica particolarmente azzeccata, L'era legale è un film per il quale l'illustrazione del soggetto o la preparazione di un trailer funzionano più che la visione del lungometraggio.
Pur avendo girato quello che a tutti gli effetti è un documentario fasullo, Enrico Caria non si fa mai forza di quel linguaggio o delle possibilità che il genere riserva, limitandosi a narrare un racconto fantastico e ipotetico, condito con qualche "intervista" a nomi noti (Arobre, Isabella Rossellini), materiale per lo più improvvisato e messo in scena con sciatteria.

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Assolutamente in disaccordo con quanto scritto. Per me (e credo di non essere l'unico) è un riuscitissimo film seppur difficilmente classificabile.