18.3.10

Fuori Controllo (Edge of darkness, 2010)
di Martin Campbell

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POSTATO SU
Hanno ucciso la figlia di Mel Gibson, poliziotto indurito da anni di servizio a Boston, che madornale errore...
Questo è quello che mi aspettavo: Mel Gibson che si vendica senza pietà o risparmio di pallottole sotto i consigli e i comandi dell'espertissimo Martin Campbell. Invece la questione è leggermente diversa.
Fuori controllo, o Ai Margini Dell'Oscurità come dice il titolo originale, mira ad un obiettivo diverso. Da una parte cede un po' sul lato della vengeance movie e della violenza e dall'altra inserisce cospirazionismo e complottismo delle alte sfere politiche e industriali. Il viaggio del detective Craven non è tanto nei suoi abissi personali quanto in quelli della società e di quello che le multinazionali delle armi nascondono in accordo con il governo.

Alla fine nonostante la consueta solidità di un racconto spedito, esperto ed asciutto di Martin Campbell (fantastico come proceda rapido saltando a piedi pari molti momenti che riesce a riassumere nell'inquadratura seguente solo con un'attenta composizione) si ha l'impressione che ci siano molte occasioni perdute. Si accenna al vengeance movie, come già detto, senza che quello sia il vero cuore, si danno suggestioni di un viaggio allucinato senza però che nemmeno quello costituisca la parte forte del racconto, si allude a complesse cospirazioni ma poi si risolve tutto in poco.
La causa di un simile ingorgo di temi sfiorati è probabilmente l'origine del tutto, ovvero una serie televisiva inglese di metà anni '80, sempre diretta da Campbell, della durata di 330 minuti (6 puntate), nella quale la medesima trama era affrontata probabilmente con la calma, la perizia e la dovizia di approfondimento che necessitava.

In Fuori controllo a stagliarsi solido come al solito è giusto Mel Gibson, a otto anni dall'ultimo film come attore (in Italia da Signs) lo troviamo invecchiato e radicalizzato, come uno dei più grandi uomini di cinema della modernità. Più di molti altri attori a lui simili (per tipo di scelte professionali) Gibson anche solo da attore porta al cinema la sua visione delle cose del mondo, una visione non certo moderata o facilmente condivisibile, ma senz'altro sincera e affrontata con complessità. Mel è un fondamentalista cristiano, un conservatore ma anche una persona di straordinaria sensibilità e se nella vita si ubriaca e grida insulti antisemiti nei film porta le sue idee con maggiore intelligenza e coscienza di cosa sia un film e come funzioni la messa in scena. Non teme di risultare vecchio (anzi!) o basso (anzi!) se questo aiuta il film (e lo fa), trasforma cose che in molti non sopporterebbero nella vita reale in elementi espressivi (preghiere, croci e prediche, per dire) che ci parlano del mondo del personaggio e ce lo fanno vedere attraverso i suoi occhi.

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Ma come fa un fondamentalista cattolico ad essere un ubriacone? Io questo non riesco a capire, ahah!
A parte questo, il film quasi sicuro me lo vedrò, perchè a certe "robe" non riesco a resistere.

Ale55andra