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15.5.07

Zodiac (id., 2007)
di David Fincher


Fincher è tornato. Ed era ora.
5 anni dopo il trascurabilissimo Panic Room, tornano le atmosfere cupe e i colori desaturati, tornano i piccoli espdienti di suspense con in più una narrazione assolutamente non convenzionale.
Zodiac è infatti un film nettamente diviso in due. La prima parte molto documentata e precisa riporta in maniera rapida e dinamica l'escalation di eventi che hanno portato alla ribalta la figura del serial killer assetato di fama che mandava indizi cifrati alla polizia, attraverso la ricostruzione fatta a partire dagli atti della polizia e dagli articoli di giornale, mentre la seconda, più fantasiosa, ricostruisce l'odissea personale del vignettista del San Francisco Chronicle che per anni ha continuato ad indagare sul''identità di Zodiac, nonostante l'apparente disinteresse della polizia.
Ed a sorpresa è proprio la prima parte, quella meno fantasiosa, ad essere la migliore, grazie ad un racconto molto dinamico eppur chiaro ed esaustivo, grazie a mille piccole idee di regia e ad un doppio filone narrativo (polizia e giornali) che funziona come poche volte si è visto.
Fincher, che ha imparato anche a girare scene ambientate di giorno (i colori e l'atmosfera dell'omicidio in riva al lago sono spettacolari), è bravo a tenere sempre un filo di suspense, e soprattutto a creare (prendendosi tutto il tempo che vuole) quell'atmosfera di continua tensione cittadina che si respirava a San Francisco quando era ormai di dominio pubblico il fatto che ci fosse un serial killer pronto ad uccidere tra gli abitanti. E nonostante il film si svolga in un arco di dieci anni Fincher evita anche gli stereotipi dei passaggi di decennio (esibizione superflua di canzoni, moda, eventi storico-politici).
La seconda parte invece è un po' più ostica, forzata, il racconto romanzato delle disavventure e delle indagini del vignettista risulta palesemente meno credibile dell'asciuttissima prima parte e sembra pilotata in modo da creare delle sequenze di suspense.

Ad ogni modo Zodiac rimane un film di tre ore con un andamento dinamico (e non è sempre facile), con una narrazione molto interessante che funziona per accumulo e non per intreccio (che non c'è proprio) e che risente forse solo del fatto di doversi basare su una storia vera, con tutte le discrepanze che una storia vera ha rispetto ai canoni delle storie raccontate, uno per tutti l'uscita di scena forzata a metà film del bellissimo personaggio di Robert Downey Jr. a causa del suo licenziamento dal San Francisco Chronicle.
Ah! E Jake Gyllenhaal sa recitare, ormai è ufficiale, anche davanti all'esagerato Robert Downey Jr..

E per la serie "i personaggi delle serie tv non potranno mai fare altro nella vita" ogni volta che si avvicinava ad un cadavere per rilevare impronte ecc. ecc. mi aspettavo sempre che il dottor Greene lo intubasse.

LE TECNOLOGIE DEL FILM
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