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18.1.12

Italy love it or leave it (2011)
di Luca Ragazzi e Gustav Hofer

Si potrebbe raccontare tutta la storia del cinema da Griffith a oggi seguendo la sola chiave di lettura dei film ruffiani. Come in diverse annate, diversi periodi e con diversi stili il sistema cinema abbia prodotto interi filoni di film ruffiani, fatti per accarezzare il gusto del pubblico e farli sentire migliori regalando solo l'illusione di quel che promette e mai "the real thing".

Italy love it o leave it è il perfetto esempio del ruffiano moderno. Se in Italia non abbiamo mai avuto una scena indipendente in stile Sundance (il ruffiano americano), Gustav Hofer e Luca Ragazzi, già con Improvvisamente l'inverno scorso, incarnano alla perfezione quell'idea. Si tratta di due documentaristi che lavorano con mezzi leggeri ma di ottima qualità (specialmente Italy love it or leave it ha una fotografia mai ricercata ma sempre brillante e d'effetto) e scelgono con accuratezza temi e punti di vista, andando ad incarnare (volutamente o meno, non importa) il pensiero generale nella sua forma più compiuta, sempre su temi d'attualità stretta ma mai con l'afflato della riflessione, sempre dalla parte della scontata ovvietà (Napoli era meglio prima, la fabbrica ti costringe a ritmi inumani, Berlusconi ci mette in ridicolo, le realtà migliori d'Italia chiudono) mai da quella della comprensione della complessità dei fenomeni.

Se per il documentario precedente il tema erano i DICO ora è la fuga dall'Italia, ovviamente non intesa come emigrazione ma come fuga da un posto dove le brave persone non possono emergere, dove la meritocrazia è schiacciata e tutto quel campionario di problemi ben noti.
Il documentario mette in scena il viaggio nella penisola dei due, uno intenzionato ad andarsene e uno intenzionato a rimanere (una messa in scena delle motivazioni pro e contro totalmente pretestuosa, poichè anche chi è contro la fuga spesso si dichiara privo d'argomenti), viaggio alla scoperta dei disastri e delle bellezze con una spiccata predilezione per i primi. Viaggio fatto in una 500 vecchio modello (perchè noi ci identifichiamo con l'Italia di una volta, quella migliore, quella dei ricordi).

Con la pretesa di esaustività (spesso ripetono "vedi è tutto così") vengono raccontati i principali fatti di cronaca, inevitabilmente superati ad un anno e più dalle riprese, senza mai guardare al di là del proprio naso, senza cercare una lettura della problematica ma fermandosi alle sole dirette conseguenze. Italy love it or leave it è un reportage molto lungo, non un film. E' totalmente slegato nei suoi momenti migliori, e unito da un'idea di ripresa della realtà totalmente imprecisa nei momenti peggiori.

La fuga all'estero è una delle idee più diffuse (e meno praticate) tra il pubblico d'elezione di questo tipo di film, ne esprime solo l'arroganza e la presunzione, poichè implica che chi vuole andarsene non si riconosce nei lati peggiori del suo paese, ma solo nei migliori, si pone su un piedistallo da solo e legittima la sua posizione con l'esterofilia ("vuoi mettere Londra?").
Lasciare al vecchio saggio (Camilleri) una chiusa patriottica e dignitosa e far finire il documentario con la decisione dei due di rimanere in Italia è solo un sentimentalismo da poco e non un traguardo intellettuale o anche solo dialettico.
Ciliegina sulla torta il film è promosso con i passaggi a diversi festival internazionali e l'idea che "ovviamente" in Italia nessuno se l'è filato mentre è la dimostrazione ultima di come spesso all'estero  sono più fessi di noi.
Che cazzo almeno Micheal Moore il cinema lo sa fare!

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