22.1.07

Le Luci Della Sera (Laitakaupungin Valot, 2006)
di Aki Kaurismäki

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Come tutti i film di Kaurismaki anche questo non è un film facile. Decisamente.
Certo l'obiettivo che si pone è alto altissimo ma per quanto mi sembra più che altro di carattere cinematografico e poco di carattere contenutistico.
Kaurismaki racconta storie dove il motore di ogni azione dei personaggi in gioco sono i sentimenti, dove ognuno ha delle forti pulsioni, aspirazioni e alle volte delusioni, ma tutto senza la minima partecipazione, tutto visto nella maniera più fredda e minimale possibile.
A fronte di una messa in scena splendida che più splendida non si può e pulitissima, dove trionfano i colori, i tagli di luce e i rumori (tutti, anche i più piccoli), c'è poi una recitazione che sottrae ogni sentimentalismo e una regia che nega ogni momento catartico.
Non c'è violenza esibita come non c'è erotismo, ma non c'è nemmeno empatia. Ogni qualvolta la trama prevederebbe uno slancio in qualche direzione questo viene negato. Ne risulta una narrazione assolutamente non ortodossa anche nei casi di intrecci ortodossi (come è questo) che rifugge l'empatia per concentrarsi sui personaggi e sulla scena nella quale sono agiti.

In Le Luci Della Sera poi stupisce particolarmente il finale che arriva inaspettato e improvviso, dando nuovo significato al film, incorniciando una storia semplicissima e lineare che non prende alcuna evoluzione, nessuna redenzione, purificazione, vendetta, palingenesi ecc. ecc. Nulla di nulla, dopo i fatti della trama null'altro succede e il protagonista viene lasciato solo al suo destino senz apossibilità di replica. Destino che a questo punto non è ben chiaro quale sarà ma probabilmente non si tratterà di nulla di diverso da quello che abbiamo visto fino a quel momento.

Dunque non conta la trama (è un pretesto), non contano i sentimenti in gioco (sono accuratamente nascosti) e cosa conta? L'unica cosa veramente esibita è la messa in scena. Immagine splendida, colori sgargianti, ambienti anche troppo curati, e un tripudio infinito di sigarette ed alcolici, in una città del nord anonima. Per Kaurismaki conta raccontare di uomini e donne normali, di storie di ordinaria disperazione ma con i mezzi di un cinema diverso, minimale e depurato da ogni enfasi. Anche fino all'eccesso.
Si impone la revisione di L'Uomo Senza Passato.

Commento geniale di chi mi era seduto davanti a film finito, rivolto alla ragazza che era con lui: "Mamma mia che cagata! Meglio Porta A Porta de Bruno Vespa... (pausa) E nun t'azzarda a trovacce qualcosa de intelliggente!!"

5 commenti:

ava ha detto...

voelvo scrivere qualcosa sul film ma sono prostata dall'empito di solidarieta' verso la porella che stava col tizio davanti a te al cinema :-)

gparker ha detto...

Aveva una faccia discretamente rassegnata.
Però pure lei.... Portare uno così a vedere Kaurismaki....
Questo è quello che succede a scegliere i film a casa.

Mariolone ha detto...

se lui c'è andato lei doveva essere discretamente figa....anche io sono andato a vedere ritratto di signora....per scopi non esattamente culturali

KinemaZOne ha detto...

Anch'io ho un'esperienza coniugale legata a questo film.
Sarebbe interessante approfondire il tema "Kaurismaki nel rapporto di coppia".

Ciao

gparker ha detto...

"Il cinema finalndese come stimolo per una dialettica coniugale".