20.4.07

I Racconti di Terramare (Gedo Senki, 2006)
di Goro Miyazaki

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Il primo lungometraggio d'animazione del figlio del sommo Hayao è un compendio di tutto quello che il padre ha fatto vedere nella sua lunga carriera.
C'è la ragazza in contatto con la natura, ci sono i costumi di Nausicaa Della Valle Del Vento, il protagonista è vestito come Haku di La Città Incantata, lo scenario naturale è lo stesso di La Principessa Mononoke, c'è l'ecologismo, il misterioso mago che si trasforma in uccello e vola come in Il Castello Errante di Howl ecc. ecc.
Ma tutto è esibito, sbattuto in faccia, come se i contenuti facessero la differenza! In realtà il meraviglioso cinema di Hayao Miyazaki è tale non per il buonismo che lo pervade ma per come riesce a mettere in scena i sentimenti. Non è l'ecologismo, non è il volo e non sono i costumi a rendere grandi quei film, ma il "tocco", l'incredibile sensibilità di uno sguardo disegnato mostrato al momento giusto.
Così I Racconti di Terramare risulta come fosse il rovescio della medaglia dei film di Miyazaki, il loro lato oscuro. Dove i cattivi sono cattivi e i buoni sono buoni, la cosa più sacrilega che si possa vedere in un film miyazakiano nel quale l'approccio favolistico è bandito a favore di una complessità che da sola basterebbe ad illuminare la sala.

La cosa più curiosa è che ormai, a furia di vedere i film di Hayao, il solo assistere ad una storia narrata con quei disegni e quel tratto, già scatena un riflesso pavloviano di empatia...

7 commenti:

frankie666 ha detto...

Come Miyazaki ormai non ce ne sono più...
Ma ti faccio una profezia... Preparati all' avvento dell' animazione Coreana.

gparker ha detto...

speriamo

Fabio ha detto...

Ma perché hanno tolto al disegno una delle sue componenti: la linea.
Guardo l'ultimo fotogramma e vedo un disegno piattissimo e monotono con linea sottile sempre uguale.

Purtroppo ormai, anche dove non c'entra il 3D, si vede l'influenza del disegno al computer... sia nel singolo fotogramma sia nell'animazione. Tanta grafica vettoriale, e quei simpatici signori che facevano l'animazione al tavolo da lavoro girando rapidamente quattro fogli alla volta non ci sono più.

E non sono un nostalgico (o forse sì) perché ritengo il vecchio modo superiore: dico semplicemente che quando ogni singolo fotogramma è disegnato dall'artista, su ognuno di esso c'è il suo giudizio estetico e lo spettatore vede un disegno animato che ha in ogni istante bellezza, equilibrio e composizione. Almeno quando è fatto bene.
Adesso c'è troppa roba fuori controllo.

gparker ha detto...

Non sono daccordo, non credo che il segno o il tocco facciano la differenza al cinema. Credo contino molto di più la narrazione, l'impostazione visiva e il montaggio.
Altrimenti la Pixar?

Fabio ha detto...

Se fa la differenza o meno sinceramente non lo so. E poi la narrazione, l'impostazione visiva e il montaggio sono tutte cose importanti... ma trattandosi di un disegno animato è importante anche il tratto.
Fa parte dei talenti richiesti al disegnatore. Non è un ingrediente che si può togliere.

Probabilmente hai ragione tu: al pubblico non interessa. Ma per coloro ai quali l'occhio cade lì (io per esempio) il film ne risente.

Non ho capito perché citi la Pixar però...

gparker ha detto...

Perchè la Pixar fa solo animazione computerizzata che quindi non ha il concetto di "tratto" semmai di armonizzazione dell'animazione, cosa che cmq viene fatta da una serie di persone diverse.

Fabio ha detto...

Ah, bè, certo. Ma quello io lo considero a tutti gli effetti un altro genere.