20.12.10

La bellezza del somaro (2010)
di Sergio Castellitto

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POSTATO SU
Castellitto è una figura molto strana nel cinema italiano, un attore di caratura che si diletta come filmmaker. Uno dei nostri nomi più noti in Europa (specialmente in Francia) ma anche un esponente di tutto ciò che è la vecchia parte del cinema, tagliato fuori da qualsiasi cosa "nuova" si faccia.
Tutto questo sembra essere la spina dorsale di La bellezza del somaro. Un film vecchio per vecchi (non anagraficamente ma intimamente), che parla ad un pubblico di nicchia con situazioni paradossali e un linguaggio fuori dal tempo. La cui colpa va equamente diviso tra Castellitto appunto e la moglie, Margaret Mazzantini, che ha scritto tutto.

Si racconta di una coppia molto borghese (architetto e psicologa, ricchi di famiglia) con una figlia unica che dà problemi (ridicoli). In una scampagnata nella casa di villeggiatura assieme ad un gruppo di amici (genitori e figli) emergerà come questa figlia minorenne stia insieme ad un vecchio, un uomo di 70 anni profondamente intellettuale. Certo anche le famiglie amiche non stanno messe meglio.
La cifra del film è la commedia surreale di stampo teatrale. I personaggi sono tutte caricature estreme, la recitazione è esagerata, i dialoghi oscillano tra i toni dell'assurdo e del malinconico. Jannacci (il fidanzato 70enne) è il più classico degli elementi perturbatori, tale unicamente per il fatto di esistere, poichè poi fa poco e nulla, emblema di una tipologia umana onestamente intellettuale e in pace con se stesso grazie alla cultura.

Probabilmente però la parte più imbarazzante è il vero cuore del film, ovvero i rapporti che questi genitori cialtroni e falliti intrattengono con i figli, sempre e comunque migliori di loro. Ne escono male i genitori ma su toni talmente assurdi e grotteschi da far pensare che ci dovrebbe essere un senso più alto in tutto questo. Incredibile in questo senso la puerilità del personaggio di Gianfelice Imparato, sempre attaccato ad un auricolare nel quale ascolta un corso di inglese.
Forse è il somaro del titolo (sempre presente in quasi ogni inquadratura) ad esprimerlo? Forse sono le moltissime metafore esplicite e schiaffate in faccia allo spettatore (la donna di servizio rigida e colta che si emancipa, il serpente amico di uno dei figli, il momento topico della "canna" fumata come fosse chissà cosa...).
Poche volte si è visto un film così lontano dal linguaggio moderno e del proprio mezzo. La bellezza del somaro sembra un pasticcio anni '60, che parla dei problemi di quegli anni, di quelli che oggi suonano invecchiati male e che risultano anche poco comprensibili.

4 commenti:

Alfonso ha detto...

Penso che si potrebbe scrivere un saggio sullo stereotipo della canna nel cinema italiano, epifania del personaggio impostato e assillato dai problemi che scopre scopre il vero gusto della vita fumandosi uno spinello...Salvatores ci ha praticamente costruito una carriera..

Anonimo ha detto...

Io l'ho trovato un film con quelle due-tre trovate carine che ti fanno venire ancora più rabbia per la sciatteria con cui è buttato lì il resto ... La regia è quasi inesistente e i dialoghi genitori-figli a tratti a livelli "mocceschi" . Però la ragazza che fa la figlia di Castellitto è brava ...
FLAVIA.

el señor dionigi ha detto...

Ammazza che accoppiata di post che hai fatto...La bellezza del somaro e Un altro mondo...il blog era mai sceso ad un livello così basso?

Un film come questo è semplicemente incomprensibile in un paese normale, ma da noi è cultura anche il salotto della Dandini e allora ci meritiamo anche questi birignao radical chic in serie. A me non soprende più di tanto perchè i coniugi Castellitto li vedo tutti i giorni dalla mia finestra nella loro bella villetta con giardino nel cuore chic dei Parioli (e dove sennò? So' dde sinistra, mica scemi), quindi il film non andrò a vederlo.

Ma prometto che, se mai ci dovessi andare, ci andrò con la cintura esplosiva.

gparker ha detto...

Ma anzi un po' sono rimasto stupito, altre cose che avevano fatto (come Non ti muovere) non erano di questo tono. Non erano così intrinsecamente fuori dal tempo e dal gusto. Macchiate di un retrò che non è recupero delle basi di ciò che si fa oggi, ma di quella strada che questa forma espressiva a sperimentato e abbandonato. Avevamo deciso di non intraprendere quel percorso e voi ci tornate per affermare che invece è ancora attuale! Incomeprensibile.

E comunque piace. Ho dimenticato di scrivere che l'ho visto a pagamento (!!!) e i signori davanti a me apprezzavano.
Venivano anch'essi da quell'epoca in cui queste cose si facevano.