CONCORSO
FESTIVAL DI VENEZIA 2009
FESTIVAL DI VENEZIA 2009
Il single del titolo è il protagonista, un omosessuale professore universitario nell'America della fine degli anni '50 (o inizio '60 fate voi) che ha perso il suo amore dopo 16 anni di rapporto e si trova di fronte ad un'esistenza solitaria in un tempo e un luogo che non lo comprende e nel quale si sente tarpato.
Il film non è sull'omofobia si badi bene ma sul sentimentalismo, in questo senso è molto vicino (ma non all'altezza) dei film di Ang Lee (che è presidente di giuria per chi non lo ricordasse). E' un percorso individuale di perdizione e salvezza emotiva che passa attraverso la morte del proprio amato, l'elaborazione del lutto, lo specchio degli altri (il personaggio di Julianne Moore, l'amica che lo voleva come amante e che per lui rappresenta la vita di compromessi con un uomo che non si ama) e infine una nuova storia e un nuovo inizio.
Se è vero che il tocco di Tom Ford è lieve e delicato e Colin Firth in armonia con tale stile è misuratissimo è anche vero che il film a furia di tocchi lievi non trova vero sentimentalismo (la cornice, la struttura, la fotografia e la trama sono quelle del melò non prendiamoci in giro) e contrariamente alle opere migliori di Ang Lee i personaggi rimangono lontani, isolati nel loro sfondo da cartolina senza riuscire ad incastrarsi in esso.
La storia del single di Tom Ford in sostanza non trae forza dall'ambientazione, non riceve ancora più senso e sentimento dal contesto e dagli altri personaggi (tutti funzionali al protagonisti e assolutamente incapaci di vivere di vita propria) ma sembra un racconto distaccato dalle contingenze, una fredda considerazione sul sentimentalismo.









4 commenti:
Posta un commento