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10.5.13

20 anni di meno (20 ans d'écart, 2013)
di David Moreau

PUBBLICATO SU 
I più grandi imitatori del cinema americano non sono gli indiani di Bollywood (che quelle strutture canonizzate da Hollywood le piegano e le distorcono a piacimento, per sollazzare un pubblico completamente diverso e bisognoso di contenuti decisamente più estremi sul lato dello zuccheroso) ma i francesi. Dai primi anni '60 hanno cominciato ad importare non tanto un modo di fare cinema ma i suoi modelli narrativi, principalmente i generi e con gli anni anche i sottogeneri.
20 anni di meno è una commedia romantica che avrebbe potuto avere come protagonista Katherine Heigl a New York e invece è interpretata da Virginie Efira a Parigi, giocata sulla struttura tipica del cinema romantico all'americana (ci incontriamo, ci piacciamo, ci amiamo, c'è un grande equivoco che ci fa mollare, torniamo insieme per sempre) e modellata su ambienti e maschere di Il Diavolo Veste Prada. Però è migliore.

20 anni di meno svicola il banale e si instrada sulla strada a scorrimento velocissimo del miglior cinema d'intrattenimento con molta più decisione della media delle commedie romantiche americane (specie di quelle con Katherine Heigl) e risulta anche migliore del suo altro modello, Il diavolo veste Prada. Migliore nel dipingere quell'ambiente (le riviste di moda) e anche nel raccontarne le figure ormai archetipe (non manca una simil-Anne Wintour).
La trovata che fa la differenza però stavolta è il pretesto narrativo. La storia è di una donna di circa 40 anni che è giudicata troppo vecchia dentro (non l'età quindi ma l'atteggiamento) per poter fare carriera in una rivista di moda potente, per sovvertire quest'idea che gli altri hanno di lei coglie al balzo un'occasione e si mette insieme ad un ragazzo con circa 20 anni meno di lei, di colpo ribaltando la sua immagine di borghesuccia in quella di una donna avventurosa.

L'idea di partenza è di giocare con la moda moderna delle cougar e dei toyboy, ma a sorpresa è proprio il ragazzo, Pierre Niney (già visto in Le nevi del Kilimangiaro ed Emotivi anonimi), a fare la differenza. Il suo personaggio, posto all'altro estremo logico rispetto alla protagonista, è un incasinato emotivo che colpisce, non solo per aderenza alla realtà, plausibilità e immediatezza ma anche per coerenza lungo tutta la storia e per una serie di gag particolarmente riuscite.
Infatti, nonostante sia diretto e scritto da un autore che viene (con scarso successo) dall'horror, la caratteristica determinante nel successo di 20 anni di meno è un senso dello humour decisamente più marcato del solito. Contrariamente alle altre commedie romantiche qui si ride e con molta intelligenza, si ride di e con i protagonisti stessi (solitamente in questo genere le risate "di loro" sono invece superiori a quelle "con loro") e lo si fa senza dover per forza reiterare le consuete battute o situazioni.

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