17.3.09

Padre e Figlio (Otets i syn, 2003)
di Aleksandr Sokurov

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Straordinario il modo in cui Sokurov si prefigge esplicitamente di raccontare i sentimenti puri e come poi effettivamente ci riesca nel dittico Madre e Figlio e Padre e Figlio.
Seguendo percorsi anticonvenzionali va all'essenza dei rapporti tra parenti, al diverso modo di relazionarsi, espandendo quell'idea particolare di rapporti di forza e sentimentali fino all'estremo. La madre in punto di morte e il figlio che la porta in giro da una parte e il padre giovane, forte e bisognoso d'affetto con cui giocare a pallone sui tetti e con il quale discutere di "azioni" di cosa "sia giusto fare" dall'altra.

Su tutto però trionfa un modo in primis istintivo di concepire questi rapporti che poi è il medesimo che si trova in Aleksandra, che si poteva anche chiamare Nonna e Nipote per come riporta il medesimo schema e il medesimo tipo di affettività carnale tra parenti nella cornice di un rapporto nonna/nipote. Un modo di sentire tutto fatto di contatti tra corpi.

Movimenti di macchina estremamente ampi e ariosi inusuali per Sokurov, specialmente nelle parti sui tetti (idea splendida quella!) dove regna un dolly utilizzato con garbo tutto particolare.
E' veramente sorprendente come Sokurov riesca a produrre senso attraverso i colori virati, le immagini, una colonna sonora a tappeto che non molla mai e continue suggestioni nemmeno fosse Lynch.

Si tratta di film assolutamente incomprensibili se visti doppiati poichè tutti gli attori recitano in un curioso sussurro continuo (doppiato anche in lingua originale e non in presa diretta), che rende le atmosfere già di loro alterate e stilizzate da mille artifici ancora più sognanti, irreali e sospese.

Non voglio fare quello che trova i riferimenti di tutto e riconduce tutto ad una matrice, tuttavia è difficile pensare che sia casuale la somiglianza tra il set sui tetti (foto a sinistra) e la prima fotografia mai scattata.

16 commenti:

zinodavidoff ha detto...

È questo, al momento, il film di AS che mi è piaciuto di più («e 'sti cazzi» diranno i miei giovani lettori)... sono rimasto affascinato soprattutto dalle parti sul tetto (e tra le finestre) che mi hanno fatto sospirare ammirato per l'equilibrio felino dei protagonisti e del regista stesso.

Gabriele, aspetto il tuo commento su Arca Russa, ché spulciando - magari male - nell'archivio non ne ho trovato traccia.

gparker ha detto...

Arca Russa non lo trovi probabilmente perchè l'ho visto prima di aprire il blog.
Mi piacque ma non eccessivamente.
Intrigantissima l'idea ovviamente e anche alcune parti davvero fenomenali (ricordo l'incontro con l'imperatrice e poi il finale con ballo ed uscita) ma altre invece decisamente più fiacche e nel complesso non eccezionale.
All'epoca mi folgorò ma poi visti madre e figlio e padre e figlio non ho potuto che ridimensionare.

elisabetta ha detto...

Ah ma quindi lo vedi anche tu il vietnam nell'inquadratura del prato di Lynch! :)

gparker ha detto...

ahahahahahhah
ecco proprio questo volevo evitare! :)
però dai quell'inquadratura è veramente simile! Alla fine tanto non conta nulla, non è che cambia chissàcchè è solo "Non tutti sanno che" che questo blog generosamente elargisce a piene mani...

zinodavidoff ha detto...

thanks.
io lo guarderò in settimana, con il colpevole e mio solito ritardo :P

bolo ha detto...

Aleksandra non l'ho ancora visto, ma per me con Padre e Figlio Sokurov è riuscito a superarsi. Ci sono pezzi da capolavoro assoluto di poesia per immagini. Ad esempio la scena della foto a destra ma soprattutto quella della foto centrale, dove i due ragazzi si incontrano, si osservano, si nascondono da dietro una finestra. In questa scena il film secondo me diventa qualcosa di ineffabile.

Tra gli altri il più massacrante è "I giorni dell'eclisse", impossibile da vedere fino in fondo..
Sono quasi convinto che il suo unico capolavoro sia invece "La voce solitaria dell'uomo": lo farei vedere a chiunque volesse conoscerlo prima del dittico e della trilogia ..anticipando però che la storia mostra due personaggi di un'umiltà e di una povertà estrema.

gparker ha detto...

Non li conosco. Vedo di recuperarli entrambi...

Thomas Morton ha detto...

Mi commuove questo apprezzamento generale per un regista ostico come Sokurov. Quasi quasi è la volta che me lo guardo davvero, oltre a fare finta di conoscerlo.

gparker ha detto...

non nego che ci siano delle cose di Sokurov decisamente "ostiche" nel senso pieno del termine. Aleksandra è così ed anche la trilogia sui dittatori non sono mai riuscito ad affrontarla.
Però questi film qui almeno per quanto mi riguarda sono un altro paio di maniche. Hanno il medesimo ritmo degli altri sopraelencati ma FUNZIONANO! e quando qualcosa funziona non ci può essere noia.

Fabio ha detto...

Io non son molto dentro il cinema d'essai. Solo a volte la notte becco fuori orario e rimango un po' ipnotizzato: l'altra sera c'era un film orientale ambientato in una desolata pietraia, con una ragazza crocefissa e un uomo (il suo amante credo) che le ronzava attorno e che poi diventa il punitore di vari personaggi... ora non lo so, l'ho visto a frammenti.
Comunque il punto è: è l'effetto due di notte oppure questi film hanno una certa presa su di me? Non lo so.

gparker ha detto...

si era Violent Virgin di Wakamtsu, l'ho visto (grande Ghezzi!) tra un po' lo recensisco...

frankie666 ha detto...

Violent Virgin!!! Ma che titolo è?!

Fabio ha detto...

Sembra il nome di una banda metal.

gparker ha detto...

'sti giapponesi...
E' dello stesso autore di The Embryo Hunts in secret

frankie666 ha detto...

questo è pure più geniale del primo.

Già mi piace, sembra bello malato...

gparker ha detto...

Lo stesso di Angeli Violati.