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17.3.09

L'Ultimo Crodino Quiz (post sponsorizzato da una nota azienda produttrice di bevande analcoliche amare e colorate)

Quanto ha inciso in percentuale il contributo della Campari (azienda che produce il Crodino) nel totale del budget del film L'Ultimo Crodino?

Dato che molti non hanno visto (e soprattutto non vedranno) il film vi informo che oltre che essere presente nel titolo il nome della suddetta bevanda è anche il soprannome di uno dei protagonisti, quindi continuamente pronunciato, viene bevuta spessissimo in bicchieri che mettono in evidenza la particolare colorazione e quando si è nel bar lo sfondo è chiaramente pieno di bottiglie arancioni.

33 commenti:

carlito ha detto...

quella del soprannome "crodino" è una tammarrata allucinante...


gparker ha detto...

beh una cosa un po' tipica da provincia del nord...


Anonimo ha detto...

....beh insomma, proprio crodino non l'ho mai sentito come soprannome


gparker ha detto...

quello pare fosse una cosa vera, cioè che realmente uno dei due fosse soprannominato Crodino per il numero astronomico di Crodino che si beveva ogni giorno.


Giangidoe ha detto...

La vera domanda è: qual'è il valore cinematografico di questo spottone?
Ero molto curioso...


gparker ha detto...

che intendi il valore in soldi o il gradimento del film?
Il film vale molto molto molto poco. Una puntata nemmeno troppo riuscita del maresciallo rocca.


Iro ha detto...

Nooo! ma ho visto ieri Iacchetti da Fazio, si parlava proprio del titolo e del fatto che la nota bevanda non c'entrasse...tu adesso mi dici che invece il soprannome deriva dalla suddetta e allora c'entra eccome...ma la cosa più grave è che io non abbia colto la sottile ironia negativista di Fazio e dell'ospite per i primi 3 minuti di intervista...sto alle cozze!!!

p.s. mi è bastato lo spezzone visto ieri sera per dire quanto il maresciallo Rocca sappia essere più intenso!:)


Giangidoe ha detto...

Intendevo proprio il gradimento. E la tua risposta è quello che mi aspettavo.


Compatto ha detto...

Ma cosa vi aspettate da un film con Ricky Tognazzi e Enzo Iacchetti?
Ripeto: Ricky Tognazzie e Enzo Iacchetti.


Lui ha detto...

- Negroni vieni qui un attimo?
- Sì Martini arrivo, finisco di parlare con Birra che sta alle cozze perchè Chupito l'ha mollato.
- Merda davvero?
- Sì pare che Chupito avesse una tresca con Long Island.
(Crodino irrompe nella scena trafelato)
- Ragazzi una cosa pazzesca, non indovinereste mai chi si è suicidato!
- (coro) Chi?!
- WcNet!


gparker ha detto...

ecco vedi.
Dovevano chiamare te alla sceneggiatura. Non solo veniva un film migliore ma si prendevano anche più soldi dal product placement.


Lui ha detto...

Sono il Woody Allen italiano e nessuno lo sa.


el señor dionigi ha detto...

Io preferisco un onesto product placement a una pelosa sovvenzione ministeriale com'era nel sistema Veltroni


gparker ha detto...

non sono contro la sovvenzione governativa (spesso indispensabile) ma nemmeno contro il product placement che è brutto solo quando anche il film lo è.


el señor dionigi ha detto...

su questo non ci piove, il principio di oscar wilde é sempre applicabile!


frankie666 ha detto...

Io sono un pò contro la sovvenzione governativa invece: finisce con Bossi che produce un film dell'orrido regista di Carnera, Renzo Martinelli se non sbaglio, su di un condottiero padano...

Pare di essere tornati ai film di propaganda...


Cambiando discorso, il soprannome crodino inutilizzato al nord, è come il soprannome "Er Cicoria" qui a Roma, non ho mai visto ne sentito nessun Cicoria, anzi tutti sti soprannomi che cominciano con "Er" io ne ho visti pochissimi...


carlito ha detto...

Arggh mi tiri fuori dal cilindro l'abbominevole Carnera-la-montagna che-cammina.... mi percuoto con una putrella ogni volta che ci penso e stavolta non farò eccezione


gparker ha detto...

non ho visto carnera anche se avrei voluto, di Martinelli conosco Vajont e non faccio fatica ad immaginare che anche Carnera sia stato un "capolavoro" a livello..........

Però film finanziati dallo stato non vuol dire "commissionati" dallo stato e per un film padano ce ne sono molti indipendenti.
Ad ogni modo la legge attuale fomenta moltissimo le opere prime e seconde. Non mi lamento.


Carlotta ha detto...

Ma nel cast c'è anche lo scimmione che recita con la Cabello? Perchè allora mi fiondo al cinema.


gparker ha detto...

Ma sai che mentirei se dicessi che non c'ho sperato fino alla fine?


frankie666 ha detto...

preferirei un po di privatizzazione io invece... Lo stato che mette le mani sulla cultura non è una cosa che mi fa impazzire. Secondo poi spenderei i soldi delle tasse in altri modi, ma qui cambiamo discorso.

Inoltre, e questa mettila fra le frasi che ti fanno più schifo:

"si sa come funzionano le cose qui in Italia"


gparker ha detto...

il punto è che ci sono cose che i privati non finanzierebbero mai, cose che magari non hanno un ritorno economico nel breve o non lo hanno affatto eppure vanno fatte. Qui arriva lo stato.


frankie666 ha detto...

Ma non potrebbero esserci investitori disposti a rischiare?

Chiaramente parlo in maniera ipotetica...


gparker ha detto...

su certi prodotti no perchè effettivamente poi non danno ritorno, ma vanno fatti.


el señor dionigi ha detto...

ieri sera ho visto los abrazos rotos di almodovar -come facilmente immaginabile dai panegirici usciti su el pais, un disastro, un pupurrí di riferimenti personali e cinematografici senza amalgama, un melodramma che parte bene e mano a mano perde qualsiasi autoironia e senso del ridicolo, come quando si prova a fare un sugo "nuovo" ma non si é convinti e allora si aggiungono tutti gli ingredienti che si trovano in cucina, e alla fine il sugo sa di tutto e non sa di niente- e il punto é che era pieno di product placement, nonostante in spagna -a differenza dell'italia- sia vietato, o perlomeno non previsto dalla legge sul cinema come una forma di finanziamento. peró era un product placement (si trattava, a memoria, di frigoriferi, acque minerali, abbigliamento, automobili, alberghi) che non dava fastidio, che non sembrava posticcio, e insomma mi sembra che quando sia usato con discrezione possa essere una risorsa importante e affatto scandalosa per finanziare un film, soprattutto quando si tratta di cineasti importanti, con un ritorno commerciale, come dice giustamente gparker, in questo modo liberando anche le risorse statali per opere piú rischiose e soprattutto opere prime e seconde.


gparker ha detto...

si infatti il product placement è onorevolissimo. Sono i registi spesso a non esserlo.

Ma più che altro Los Abrazos Rotos è brutto?? Ma tu sei un amante di Almodovar o hai sempre nutrito riserve?
No perchè chiaramente una stroncatura da un amante sarebbe una pietra tombale...


el señor dionigi ha detto...

Intanto andiamoci piano con la parola "amante" quando si parla di Almodovar..tutti ricordiamo le parole di Fabio Mcnamara -giá leggendaria spalla del regista manchego (all'epoca piú che altro cantante) durante le agitati notti della movida madrileña- che quando gli chiesero cosa ne pensasse dell'Oscar che il suo amico Pedro aveva appena vinto rispose "lo único que sé es que la polla de Almodovar era demasiado grande para mi trasero"..

Cinematograficamente parlando, stabilito che sono un dilettante, un amateur, e che avró visto a malapena la metá dei suoi film (questo, se non sbaglio, é giá il 18esimo), non posso entrare in nessuna delle due categorie (amante/dubbioso), anche se propenderei per l'amante; e poi, in particolare, degli ultimi due (la mala educación e volver) non mi ricordo nulla, ma proprio zero assoluto (che so, una scena! la trama!), quindi non devono avermi fatto una grande impressione. Ció premesso, i film di Almodovar mi sono sempre piaciuti, ho sempre trovato molto bella la sua messa in scena, mi pare sia un regista molto dotato (niente doppi sensi, please), elegante, sensibile, intelligente, e molto spiritoso. Uno dei migliori in Europa, per non dire in Spagna (troppo semplice). Quello che non mi ha mai convinto é lui come persona, il suo ego esagerato, il suo atteggiarsi a maestro di pensiero ("de che" poi..), che a volte si riflette nei suoi lavori. Basta partecipare a una sua conferenza stampa per rendersene conto. E poi non mi piacciono -in generale- gli imbrogli temporali di sceneggiatura (alla Arriaga, per capirci), come in "Parla con lei".

Dico tutto questo perché:
- é un film autoreferenziale, un film su un regista, su un film, sul rapporto regista/produttore, sicuramente "un omaggio al cinema" (questo scriveranno sulla Repubblica) ma soprattutto un film e un omaggio a sé stesso;
- é un film che nasce dalle sue emicranie, dalle sua "cecitá temporanee", dalle sue foto scattate a Lanzarote, dalle sue fughe dal mondo, e peró la chiave utilizzata per spiegare questi suoi turbamenti interiori é troppo didascalica, lavorata, schematica, stereotipata pure, e perde molto del suo fascino;
- c'é un imbroglio temporale di sceneggiatura (avanti/indietro presente/passato);
- é un film troppo lungo (due ore e un quarto), scollacciato, sfilacciato, in cui i momenti umoristici, melodrammatici, noir e di tensione sono dosati come peggio non si potrebbe (il film é una sorta di montagna russa, anzi, un'insalata russa dá meglio l'idea. Voglio dire, l'insalata russa é buona, ma alla fine quello che ti rimane in bocca é solo il sapore della maionese, e no di ció che la compone);
- é un film che ti dice: io sono Pedro Almodovar e questo film sará acclamato come un capolavoro; io sono Penelope Cruz e la mia interpretazione sará acclamata come la piú matura della mia carriera; io sono Luis Homar (il protagonista) e la mia rappresentazione del regista/sceneggiatore cieco mi fará vincere il premio Goya - e tutto questo, quando effettivamente tutti e tre sono bravissimi;
- infine, come ammoniva Thomas Pynchon, il film paga le sue premesse: Almodovar é partito da un paio di concetti, da premesse astratte, da una fotografia, e ha voluto costruirci/inventarci una storia, quasi come un esercizio a tema, e questo mi pare sempre un errore, perché il risultato difficilmente emoziona;
- e infine infine, tutta la seconda parte perde totalmente qualsiasi senso dell'umorismo almodovariano, che invece contamina la prima parte -piú godibile-, rendendola un melodrammone che non sa dove andare a parare, un melodrammone francamente inverosimile, tanto che deve intervenire un evento drammatico inaspettato (che ovviamente non rivelo) per dargli "un senso" e un finale; e quel che é peggio, il quasi finale sul rapporto regista/produttore/film é ridicolmente drammatico, e non basta a risollevarlo/bilanciarlo l'altrettanto ridicolo "dopo-finale" comico (totalmente fuori contesto).

Ad ogni modo, come dici tu quando recensisci Woody Allen, é comunque un film di Pedro Almodovar, é comunque un intrattenimento stupendamente confezionato, ci sono comunque dei personaggi interessanti, delle belle sequenze, delle emozioni non banali, e vale comunque la pena di andarlo a vedere, ma la prossima volta, meglio se Pedro torna a farci una pasta al sugo semplice semplice, al massimo col tonno, senza infilarci dentro tutte le spezie e le erbe che ha nel cassetto, meno ambiziosa ma sicuramente piú digeribile.


ps Ovviamente spero che una volta uscito in Italia mi smentirete, tu e tutti gli altri.


frankie666 ha detto...

no aspè ti prego traducimi quello che ha detto McNamara su Almodovar...


gparker ha detto...

ho capito perfettametne quello che intendi. su molte cose concordo e immagino come possano essere nel film, su altre invece non concordo nel senso che solitamente mi piacciono. Il melodrammatismo folle, il metterci di tutto, la totale implausibilità della trama e gli inganni temporali... sono cose che nei passati film di almodovar ho sempre apprezzato molto e spero che siano trattate alla medesima maniera.
Pù dubbi invece nutro sulla personalizzazione e l'autoreferenzialità del tutto che come anche a te, non mi fa impazzire. La curiosità ora ovviamente è ai massimi livelli.

Frankie: penso che tu lo abbia capito.


el señor dionigi ha detto...

Aspetteró con curiositá le tue impressioni allora!

La traduzione la puoi intuire da questi video (perché non importa dove si arriva, importa da dove si parte):

http://www.youtube.com/watch?v=uYTMlv9zuKs

http://www.youtube.com/watch?v=jH3t27SIJbY&feature=related


gparker ha detto...

mamma mia gli scheletri nell'armadio di quest'uomo...
Non è neanche il cattivo gusto, è la bruttezza della musica!

Ammetto però che questo getta una luce diversa e migliore sulle sue prime opere che mi sono sempre piaciute poco...


el señor dionigi ha detto...

Per tua curiositá, dopo la prevedibile stroncatura dell'ABC (giornale della destra illuminata e pregiudizialmente critico con "il mondo Almodovar") a "Los abrazos rotos", é arrivata anche quella tutt'altro che prevedibile da parte di Carlos Boyero, critico cinematografico del progressista El País (giornale che per affinitá culturale dovrebbe coccolare Almodovar), oltre che uno dei piú influenti critici nazionali.

L'articolo é molto interessante, al di lá della barriera linguistica :

http://www.elpais.com/articulo/cine/he/hecho/merecer/elpepuculcin/20090318elpepicin_2/Tes

Riproduco il finale, per dare un'idea: "E lo osservi [il film] e quello che ascolti ti suona a compiaciuto onanismo mentale. E non credi a niente, nonostante l'involucro del vuoto cerchi di essere solenne e alla moda. E gli interpreti sono inani o lamentevoli. L'unica sensazione che rimane dall'inizio alla fine é quella della noia. E dici: tutto questo, che senso ha?".

In fondo, io ci sono andato piú leggero..


gparker ha detto...

per nulla possibilisti.
Ad ogni modo in spagna non l'hanno mai amato troppo. almeno non come all'estero.


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