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15.1.10

L'antipirateria che si fa giustizia da sola /2 la replica

Arriva oggi un comunicato FAPAV che risponde a quanto scritto giustamente da Guido Scorza e già segnalato qui.
FAPAV ha da tempo chiesto a Telecom di intervenire per bloccare l’accesso a quei siti dove semplicemente e direttamente vengono messe a disposizione pellicole appena uscite nelle sale o addirittura non ancora uscite (come nel caso di “Avatar”).

Non si tratta di peer-to-peer (e dunque di 'scambio' fra singoli) ma di siti organizzati su base commerciale che lucrano da una attività pacificamente illecita in tutta Europa e negli Stati Uniti.

Lascia francamente stupiti che Telecom - attraverso le cui reti si realizza circa i due terzi di questo tipo di downloading illegale - si trinceri dietro la tutela della privacy degli utenti. Di fronte ad una attività che costituisce palesemente un reato la disciplina dei dati personali deve fare un passo indietro. Forse Telecom chiude gli occhi quando si verificano i numerosi casi di truffa telefonica a suo danno?

Peraltro i dati - impressionanti per la loro dimensione - della pirateria (si ripete, film appena usciti nelle sale e la cui riproduzione è dunque sicuramente illecita) forniti da FAPAV al Tribunale di Roma sono stati ottenuti senza alcuna violazione della normativa sulla privacy, in quanto il sistema di verifica individua solo i primi tre gruppi di cifre dell'indirizzo IP (quelle che corrispondono alla rete di accesso) ed ignora del tutto gli altri numeri che, in ipotesi, potrebbero condurre ad un utente persona fisica.

Infine ci permettiamo di ricordare che sia la Corte di Giustizia delle Comunità Europee nella sua decisione del febbraio 2009 nel caso LSG/Tele2 che la Corte di Cassazione nella sua recentissima sentenza del 23 dicembre scorso (vedi Il Sole on-line dello stesso giorno) hanno affermato l'obbligo degli intermediari (come Telecom) di vigilare affinchè attraverso la loro rete non vengano commessi degli illeciti.

Vorremo solo concludere osservando che la pirateria è un fenomeno che colpisce non solo tutta l’industria culturale italiana, ma anche l’efficienza della rete con conseguente danno per i suoi utilizzatori e per gli operatori della stessa che affrontano ingenti investimenti per la banda larga per vedersi poi la rete intasata da attività illecita.

FAPAV ha da sempre auspicato un’intesa fra i soggetti interessati, senza la quale sarà inevitabile una soluzione legislativa "alla francese", ora seguita da altri paesi europei e convalidata dalla recentissima Direttiva 136/09 pubblicata il 19 dicembre.
Quello che la FAPAV sembra ignorare che non si può limitare l'uso della rete, che la vigilanza contro gli illeciti commessi non prevede questo tipo di attività, che provare che si commettano degli illeciti non è così diretto come vedere che quel sito consente il download (o lo streaming) di film e infine che la stessa Telecom non può trattare i dati personali.
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