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24.8.13

Monsters University (id., 2013)
di Dan Scanlon

PUBBLICATO SU 
C'è una coerenza incredibile nell'aver scelto il genere "college movie" come cornice per il prequel di Monsters & Co., visto che già quel primo capolavoro portava scritto addosso il marchio dell'high school movie. In questo senso il prequel somiglia molto ad un sequel, o quantomeno alla logica evoluzione della modalità narrativa del primo film.
Nel titolo del 2001 infatti le dinamiche che coinvolgevano Sully e Mike erano in tutto e per tutto simili a quelle dei film adolescenziali anni '50-'60. La grande fabbrica degli spaventi come scuola, il direttore come preside, gli armadietti, le rivalità, la storia sentimentale ecc. ecc. Tutto quadrava perfettamente.

Nel rendere esplicito e chiaro fin dall'inizio il referente questo secondo film già si dichiara meno ricercato del primo, già fa capire che non siamo sul terreno della Pixar audace che tenta di battere percorsi mai visti e sentiti. Monsters University è infatti un buonissimo cartone, divertente, estremamente intelligente, creativo e originale ma non un capolavoro. La sua storia stavolta si concentra molto più su Mike (con lui comincia e con lui finisce la trama) e il suo desiderio di diventare uno spaventatore, cioè di realizzare un sogno per il quale apparentemente non sembra per nulla portato. Come il topo di Ratatouille anche Mike è diverso da tutti i suoi simili perchè ha il coraggio di guardare più in là, immaginare un domani diverso per se stesso e armarsi di determinazione per raggiungerlo.

Con un po' di occhiate nella direzione di Harry Potter (le prove che le squadre devono superare sono creative al massimo, ma anche nelle loro dinamiche interne non si allontanano molto dalle gare di Hogwarts) e pochissime in quella dei college movie veri e propri in stile Animal House, il motivo per il quale Monsters University si distingue dalla massa è per come abbia un modo di approcciare la tematica più abusata di questi anni: la rivalutazione della figura dei nerd e contemporaneamente la derisione del loro atteggiamento.
Così la Pixar crea una mistura estremamente interessante, capace di dar vita ad almeno un paio di personaggi memorabili e una sequenza di paura (il primo grande spavento che Mike e Sully sono costretti a creare assieme per sopravvivere) che gioca moltissimo con il cinema horror di questi anni e si diverte a rimetterne in scena gli stereotipi.
Eppure è impossibile non pensare che se nel primo film la paura era un mezzo per ribaltare più concetti, qui è il punto di arrivo, una condizione data, uno stato d'animo sul quale non si riflette, che non viene manipolato ma solo (fintamente) scatenato.

2 commenti:

Esponja88 ha detto...

Non sarà un capolavoro di profondità ed emozione come i film di qualche anno fa, ma io personalmenre credo di non aver mai riso tanto durante un film d'animazione. Ritmo perfetto senza un briciolo di noia, gag irresistibili, personaggi indimenticabili compresi le figurine di contorno (la casalinga che ascolta metal mi ha dato il colpo di grazia) e una parte finale solo lievemente retorica ma tutt'altro che banale nella successione di sotto-finali che si contraddicono l'un l'altro. Magari la Pixar avrà perso (momentaneamente?) il tocco spiazzante di Up e Wall-e ma anche nel divertissement puro e semplice restano anni luce avanti rispetto a chiunque altro.


Gabriele Niola ha detto...

Sono daccordo. E' davvero un ottimo film. Ma non si può non notare che non siamo ai livelli precedenti.
Nessuno gliene farà mai una colpa, c'è gente che in tutta una carriera non riesce ad arrivare ai livelli che la pixar ha tenuto per 15 anni, tuttavia è impossibile non notarlo.


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