Forse è perché si tratta del remake di un film spagnolo. Sì, dev’essere quello a rendere È Per Il Tuo Bene così evidentemente un prodotto frutto del degrado. Forse è l’aver utilizzato un’idea, uno spunto e in certi casi anche proprio la cornice visiva, copiando (legittimamente, s’intende, visto che hanno comprato i diritti) costumi, luoghi e inquadrature, che ha spinto tutte le altre scelte verso il minimo lavoro possibile. Altrimenti non si spiega.
Da diversi anni le commedie più rapide e semplici, meno sofisticate e meno audaci si sono avvicinate alla televisione generalista, sono sempre più didascaliche e soprattutto mettono lo spettatore nella medesima posizione in cui lo piazzano le fiction da canali gratuiti, cioè nella parte della persone poco attenta e poco sveglia a cui tutto va spiegato 2 volte. In certi casi anche 3 volte. Se l’umorismo, tradizionalmente è tutto una questione di ammicco ad uno spettatore che coglie, in questi film è una lunga serie di battute spiegate.
Un grande passo in avanti in questa direzione l’aveva compiuto Io Che Amo Solo Te, abbassando drasticamente il livello della scrittura ma almeno rimanendo a livello cinematografico con la messa in scena. È Per Il Tuo Bene, complice il sofisticarsi delle fiction, è invece quasi indistinguibile. I film con Massimo Boldi trattavano i loro spettatori come degli idioti, a cui tutto va gridato in faccia 8 volte, illuminato con luci fortissime e che hanno bisogno della ripetizione ossessiva delle stesse questioni, temi, idee e gag di sempre, erano così approssimativi da qualificarli come cinema di seconda fascia per impegno e lavoro. Ma cinema. È Per Il Tuo Bene, che è migliore di quei film, ha invece proprio la patina che cerca la televisione, ha gli interni curati, i costumi stirati, il montaggio invisibile, i colori allegri e il contesto altoborghese (anche quando il protagonista è poliziotto e dice di non guadagnare tanto) che la televisione adopera per rassicurare e rasserenare.
Non si spiega altrimenti come mai una storia di tre padri che si mettono insieme per far fallire le storie d’amore delle loro tre figlie, compiendo crimini e svelando ipocrisie, intolleranze e piccinerie, prenda una piega così buonista. Non si spiega come mai ogni minimo dettaglio da capire sia detto ad alta voce anche dopo essere stato mostrato, come mai qualcuno che sappiamo essere rimproverato a torto poi ribadisca di non essere colpevole parlando da solo, come mai poi la colonna sonora inevitabilmente arrivi a spiegare il sentimento da provare, sempre a raddoppiare.
Sia chiaro, commedie poco riuscite ci sono sempre state, se ne sono sempre fatte e sempre se ne faranno, e anche i film proprio brutti punto e basta sono sempre esistiti, ma una differenza evidente tra stile e trattamento del pubblico tra cinema e tv non è (quasi) mai mancata. È Per Il Tuo Bene colma il gap, unisce i poli e annulla ogni differenza. Non che fosse previsto ma del resto alla fine proprio in tv sarà fruito questo film vista la contingenza in cui esce.
Come sempre tutto è affidato alla sola recitazione e se almeno due protagonisti su tre sono in grado di funzionare da soli (Giallini e Salemme), la vaghezza e l’incapacità di Battiston nel rendere credibile il proprio personaggio è la cartina tornasole della povertà del film.
In fondo però questo non suona molto strano da Rolando Ravello, che aveva esordito con poche speranze e aveva continuato confermando le scarsissime ambizioni come regista (inteso come qualcuno che cerchi di padroneggiare una tecnica attraverso cui raccontare una storia, e non che inquadri delle situazioni in cui gli attori dicono la storia). A stupire è semmai la totale assenza di Fabio Bonifacci! La sua presenza nei credits come co-sceneggiatore, poteva far sperare se non altro in un film scritto con scorrevolezza, piacevole almeno nello svolgimento o comunque corretto nella maniera in cui si rivolge al suo pubblico, invece Bonifacci è qui impossibile da trovare, nemmeno in una battuta, nemmeno in una trovata, nemmeno in una svolta.
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