28.2.07

Il Bandito Della Casbah (Pépé Le Moko, 1937)
di Julien Duvivier

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Il Bandito Della Casbah è il massimo esponente della corrente che nella seconda metà degli anni '30 portava il cinema verso il realismo attraverso il massimo della finzione. Storie che fossero reali e attuali, storie di disperati del tempo moderno, storie che anticipavano in molti sensi il noir ma che nella fattura erano profondamente influenzate dall'espressionismo.
Il realismo poetico, di cui Jean Gabin fu magistralmente attore feticcio con la sua aria disperata, dura romantica al tempo stesso (foto centrale), trova qui una cristallizazione.
Ma oltre a questo in Il Bandito Della Casbah, c'è tanto di più, soprattutto la dimostrazione di un continuo rapporto di reciproca influenza con il cinema americano (che poi avrebbe preso questa tendenza per fare il noir) e un sistema di messa in scena lodato e poi rinnegato dalla futura Nouvelle Vague.
Impagabili alcune scene volutamente fittizie come la discesa finale di Gabin attraverso la Casbah, che coniuga musica ed immagini in una maniera modernissima, specialmente considerando che Quarto Potere ancora doveva essere girato, e l'uccisione della spia che sta per avvenire al culmine della suspense ma che deve attendere ancora un piccolo frammento di dramma, la morte del suo uccisore (foto a sinistra).
Straordinarie poi le atmosfere tutte europee con ci si ricostruisce l'assolata e calda Algeri in studio, attraverso giochi di sfocati, sovraesposizioni e ombre proiettate (foto a destra) e straordinario il finale in pieno stile cinema muto.
La cosa più curiosa è come la figura della femme fatale (qui in embrione) parta dalla Francia, cresca in America e poi ritorni alla Francia con il polar....

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