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25.1.08

Tim Burton, la rockstar

Dei tanti incontri che Mario Sesti e Antonio Monda hanno fatto all'Auditorium di Roma, quello avvenuto con Tim Burton l'altro ieri sera di certo è stato tra i più appassionati.
Sebbene rimarrà nel mio cuore per sempre quello con David Lynch (all'interno del quale si alzò dal pubblico Enrico Ghezzi per fare una domanda incomprensibile), ammetto che questo anche non è stato niente male.
Innanzitutto il pubblico era di quelli mai visti: il sommerso cinematografico. Alla pari delle prime di film come Il signore degli anelli anche in questo caso c'era gente praticamente in costume, l'unica differenza era che loro non lo consideravano un costume.
Molti dei presenti potevano benissimo essere Tim Burton da giovane, mentre ad altri mancavano solo le mani di forbice ed erano perfetti. Dark e depressi come si conviene ma anche prontissimi a spellarsi le mani, fare urletti di giubilo (forse anche tirare reggiseni se li avessero portati) e standing ovation ogni due minuti. Che poi io amo da morire queste cose e che vengano dai darkettoni mi fa solo ridere un po' di più.

Ad ogni modo Burton è stato affabilissimo ed ha parlato, rispondendo alle domande di Monda e Sesti, sia del suo mondo e della sua poetica (non aggiungendo nulla di nuovo a quanto si sappia già), sia delle difficoltà che comunque anche uno come lui (dotato di successo di pubblico e di critica) soffre ad Hollywood.
Ignoravo che avrebbe voluto fare anche il terzo capitolo di Batman e che gli fu levato di mano perchè alla lobby dei fast food (che evidentemente erano nella produzione) non piaceva l'atmosfera sporca e schifida della sua Gotham.

Ma il momento migliore per capire davvero chi è Tim Burton e cosa è il suo cinema sono state le domande dal pubblico. La metà di quelli che hanno preso il microfono in realtà non voleva fare domande ma dichiarazioni appassionate d'amore. C'è stato anche un esplicito "Ti amo!! Ci siamo visti alla biennale ed ero vestita da Sally!!" che Burton ha fatto finta di ricordare benissimo: "Era un costume perfetto!".
Se infatti anche per Lynch c'è un seguito che ha i contorni del fanatismo, per Burton la mobilitazione è decisamente molto meno intellettualistica ma comunque non popolare. E' la nicchia nel senso allargato del termine. Non si limita certo ai soli dark, ma con la sua poetica particolare di solitudine e affetto non ricambiato e la sua visione di mondo prima ancora che di cinema, si è preso il cuore di tantissimi come forse nessuno nel cinema contemporaneo.
Un incontro con Scorsese anche farebbe il tutto esaurito in poche ore come è capitato per Burton ma non avrebbe la gente che urla per prendere la parola e poi grida nel microfono: "TI AMOOO!!!!".
Credo si tratti di una questione di sublime immediatezza che il cinema di Burton ha, ma anche di coerenza interna, nonostante exploit fuori dalla grazia di Dio come Il Pianeta Delle Scimmie, mista ad una sincerità che intercetta i gusti e gli stati d'animo della modernità (la solitudine specialmente adolescenzial-infantile).

All'uscita scene di fanatismo ai cancelli attendendo il passaggio di Burton, cosa che mi ha ricordato molto ciò che accade con le rockstar, mondo solitamente lontano dal cinema per fanatismo e culto della personalità. Solitamente.

3 commenti:

Etere ha detto...

Avrei gridato anche io le mie dichiarazioni spassionate di amore per Burton? Non lo so, forse perché nella mia tesi di laurea a fumetti (critica narrata del cinema recente di Burton) l'ho abbastanza rimproverato.
Però il fascino, l'affetto, più che altro, che il capelluto regista riesce a calamitare dalle sempre più vaste schiere di ammiratori è qualcosa di particolare davvero.
Particolare, e forte, abbastanza da fargliela scampare per prodotti francamente inferiori, rispetto al panorama della sua carriera, come Planet of the Apes o Charlie and the Chocolate Factory (ma anche il freddino Corpse Bride).

Se posso, approfondisco un po' la curiosità circa il terzo capitolo, mancato, di Batman che è stato poi firmato dal nefasto Schumacker:
Mc Donald's aveva siglato un accordo in esclusiva con la Warner per associare i giocattoli del brand Batman con i suoi Happy Meal.
Tutto ciò prima di sapere quale sarebbe stata la "deriva" presa da Burton nel secondo capitolo della saga. Insomma, uno come il Joker di Nicholson poteva ancora starci, ma alla scoperta del Pinguino come di un grasso e sporco freak dagli occhi scavati e il sangue/bile verde che gli esce dalla bocca, nonché una Catwoman fetish dalla esplicita carica erotica, la multinazionale degli hamburger si tirò indietro, provocando un discreto danno alla Warner.
Credo sia però uno dei fattori in gioco nell'aver tolto Burton dalla regia del terzo Batman, in fondo una cosa simile gli capiterà poco dopo con il travagliatissimo, ed abbandonato, film su Superman, che avrebbe dovuto avvalersi di Nicholas Cage nella parte di uno sperduto Clark Kent (ennesimo ritorno della tematica dell'alieno nella poetica di Burton).

Oggi, di sicuro, Mc Donald's farebbe a pugni pur di accaparrarsi nuovamente l'esclusiva su qualche produzione di Burton. E la cosa, ammetto, mi intristisce...


Gianluigi ha detto...

Scusa ma sei sicuro che si scriva "stand in ovation" e non "standing ovation". O almeno l'equivalente italiano ovazione. O si può scrivere anche così?


gparker ha detto...

Hai ragione, ho controllato.
Ho fatto confusione perchè si può dire o standing ovation o stand up ovation.
Correggo.


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