15.8.08

La Sfida (1958)
di Francesco Rosi

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Francesco Rosi non è mai rientrato tra i miei autori prediletti, non ne nego l'importanza, semplicemente preferisco il cinema del racconto, quello della grande finzione e meno quello delle storie vere, quello attaccato morbosamente al reale che ne ricalca i meccanismi e ne descrive le dinamiche. Forse proprio per tali motivi La Sfida mi pare il film più bello di Rosi.

Primo film realizzato da solo (ma scritto con Provenzale e Suso Cecchi D'Amico) La Sfida rimane sempre abbastanza attaccato alla realtà per come descrive i meccanismi di stampo mafioso con i quali i beni ortofrutticoli passavano dai campi ai mercati, ma lo fa con una cornice narrativa molto chiara.

Si connota infatti in primis come un gangster movie, la scalata al potere di Vito Polara, sorta di Scarface napoletano che passa da traffichino di quartiere a piccolo boss dopo aver scoperto che si possono fare molti soldi con il commercio di frutta e verdura direttamente dalle campagne. Si scontra con tutto il cartello della mala locale ma in un modo o nell'altro si inserisce nel giro, fino a che chiaramente non comincia a sciogliersi l'intreccio della storia.

Dunque nonostante la chiara volontà di documentare come stiano e come avvengano le cose La Sfida è un film che formalmente, stilisticamente e soprattutto a livello di scrittura è finzionale, dove per finzionale non intendo che racconti di personaggi non realmente esistiti ma che lo faccia seguendo i canoni dei film di gangster e utilizzando figure archetipe.
Questo, lungi dall'essere un limite, si traduce in un grandissimo vantaggio perchè come sempre è dalle mille piccole variazioni dalla struttura base che si genera significato. Sono le tantissime sfumature attraverso le quali ci si distacca dal modello archetipo che suscitano fascino e interesse.

Il piccolo gangster del basso napoletano con la fissa della famiglia, la smania di consumare i soldi e di mostrare di aver raggiunto una posizione economica forte, la donna dimessa ma preoccupata e tutto il complesso "paesano" che gli sta intorno, il contesto che condiziona atteggiamenti e scelte, vincolandolo inconsapevolmente ad un destino di autodistruzione forse sono le cose più interessanti. Anche più della descrizione dell'ambiente e del sistema camorristico.

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