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28.7.15

Ex Machina (id., 2015)
di Alex Garland

L'intelligenza artificiale non esiste se non in relazione all'unica intelligenza naturale avanzata che conosciamo, la nostra. Così uno dei più grandi scienziati del mondo convoca un suo sottoposto in una location ai confini del mondo (o meglio nel suo di mondo, in un'incredibile tenuta lontana da tutto) per avere un parere esterno sull'IA che ha creato. Fin qui tutto normale, la parte interessante sta nel fatto che il grande scienziato è in realtà tale perchè ha creato un motore di ricerca rivoluzionario e da quello ha costruito un impero economico di tecnologia che ora è ovunque (computer, telefoni cellulari...). Insomma è Google e la sua IA su quello si basa: è intelligente perchè apprende da internet, attinge alle informazioni della rete e scopre quel che le serve di sapere grazie all'accesso instantaneo a internet e ai database privati dei clienti della società (che ovviamente spia tutti, nei film ormai è un dato di fatto che siamo spiati sempre e in ogni momento). L'intelligenza artificiale di Ex Machina è quindi un'intelligenza collettiva messa in una sola persona. Siamo sempre noi, le nostre informazioni inserite in un corpo di sintesi (un robot), organizzato per sinapsi. 

Ci chiediamo spesso se tutta la conoscenza e la struttura a "punti" di internet possa un giorno generare pensiero indipendente, Alex Garland lo immagina in forma di film di fantascienza da camera, tutto ambientato in una casa e fondato sui dialoghi ma non per questo meno pauroso di quelli d'azione. Quando vai a sbattere ai confini di quello che pensiamo possa accadere, finisce la speranza e comincia la paura, Ex Machina lo sa bene e si tiene per la fine le immagini più terrificanti. 
Abbiamo notato tutti come nella fantascienza moderna il ruolo che una volta era quello degli umani (paladini del bene, rappresentanti dei veri valori, esponenti della parte più "umana" e sentimentale del film) sia appaltato invece ai robot, sono loro la parte emotiva dei film, e Ex Machina sembra non far eccezione sia da un lato che dall'altro. I robot sono vittime e carnefici di un mondo ristretto e mentre per loro si prova sia pena che esaltazione, per gli umani (evidentemente anche loro sia vittime che carnefici) si prova disprezzo. Alla fine Garland ha girato uno spaventoso film dalla parte dei diritti delle macchine, più umane di noi umani.

In questo film di dialoghi, di strategie, di fughe, di amori sbocciati e di terribili temperie emotive c'è la parte migliore dello sguardo cinematografico verso il futuro, la ricerca di una risposta agli interrogativi presenti. Ex Machina sembra ambientato oggi, non domani, ma lo stesso tratta argomenti del nostro domani, ovvero come mettere a frutto l'incredibile forma di intelligenza collettiva che stiamo costruendo con la rete. Si pone la domanda se le informazioni siano solo dati o se possano trasformarsi in "formazione", se possano cioè, da sole, formare un individuo. Tre attori rispondono a tutto: Domhnall Gleeson, Alicia Vikander e il bravissimo Oscar Isaac, enigmatico, respingente e in certi momenti improvvisamente comico. Detta lui i tempi di questo film, decide lui quando tutto precipita o quando si può ricominciare a sperare, il suo magnate della tecnologia dai piedi scalzi, che si tiene in forma la mattina e si ubriaca fino allo stordimento la notte, è pazzesco. Se arriviamo a temere per gli androidi o a temere gli androidi è perchè c'è lui a dominarli, perchè il loro specchio e il loro confronto è con lui.

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