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13.10.15

Nausicaa della Valle del vento (Kaze no tani no Naushika, 1984)
di Hayao Miyazaki

Il primo lungometraggio animato a soggetto originale di Hayao Miyazaki (cioè il primo non centrato su personaggi altrui, come era stato Lupin - Il castello di Cagliostro) fa entrare la sua protagonista volando, niente di più profetico. La storia è grande e grossa e straborda dai confini deputatigli, indizi fondamentali stanno nei titoli di testa e la chiusa sarà inclusa in quelli di coda, nel film non c'è tempo per i fatti, bisogna volare. Vola Nausicaa come voleranno quasi tutti i personaggi, almeno tanto quanto camminano. Nel futuro distopico tratto dal manga che in quegli anni Miyazaki stava scrivendo e disegnando (e che finirà molto tempo dopo la realizzazione del film), il mondo è quasi un deserto, è letteralmente "mangiato" da una foresta di spore che avanza e conquista le terre abitabili. Le spore emettono miasmi velenosi per l'uomo, rendendo di fatto la Terra sempre meno abitabile, ed è difesa da insetti orribili e violentissimi. Per questo tutti volano, con alianti semi-ecologici o con aerei da guerra o con aerei cargo. C'è una varietà di aeromobili che viene da pensare che Miyazaki credesse che quello sarebbe stato il suo unico film ed era dunque il caso di animare quanti più aerei era possibile.

Il pretesto è un film di pura avventura, uno di esplorazione e scoperta di luoghi sconosciuti e misteriosi, creature inedite e rischi iperbolici in mezzo ai quali regna Nausicaa, caratterizzata fin da subito dal fatto che vola su un oggetto diverso da tutti gli altri, in una posizione mai vista (stesa), con un'abilità e un coraggio invidiabili, animata fin nei minimi dettagli nelle sue azioni, nelle idee e nelle tecniche, come maneggia il suo velivolo e come carica le armi o tocca gli animali, tutte pratiche che non intaccano minimamente la sua femminilità. Siamo solo al primo film eppure c'è già un catalogo di donne formidabili. Non solo la protagonista, principessa amata dal popolo (e la forza di Miyazaki è di farci capire perchè di dimostrare più volte quanto meriti quest'amore), ma anche l'antagonista, regina cattiva solo in teoria, in realtà complessa e sfaccettata, le molte ragazze che aiutano e la vecchia maga cieca. Sono effettivamente le teste di ariete di un'umanità in cui i maschi occupano un posto marginale, deuteragonisti totali, fuori dalla comprensione di cosa stia effettivamente accadendo al loro tempo.

Con una colonna sonora che alterna citazioni di brani di musica classica (la Sarabande di Handel) a partitura elettroniche fino a temi arabeggianti che ben si sposano con i grandi deserti, il primo lungo puramente miyazakiano confonde le carte in una trama complicatissima che ha 3 fazioni in gioco sono 3 (come accadrà poi in La principessa Mononoke che di questo film pare parente), creature immense mal sfruttate, anticlimax incredibili e in cui è sempre difficile prevedere dove andrà a parare una storia che a metà cambia di finalità. È l'incubo di ogni scuola di sceneggiatura ma si fa perdonare con colpi mostruosi come ribaltare con credibilità la prospettiva buono/cattivo, trovando lati positivi in tutti i personaggi ma lasciando a Nausicaa il privilegio di essere più pura del puro senza stuccare o essere antipatica.

Non c'è cosa più difficile che costruire programmaticamente l'ammirazione in un film, il senso di profonda fiducia e devozione per un carattere senza risultare celebrativi, vanitosi, esagerati o anche solo retorici. Invece il misto di senso dell'avventura di Nausicaa, la sua inguaribile determinazione e il character design affascinante e sensuale (fianchi, seno, gambe, sono sempre nascosti eppure cercati dalle inquadrature, Nausicaa non ha aspirazioni sentimentali ma una chiara attrattiva) corrono verso un punto d'incontro che raramente si trova. Non è il popolo, non è la storia della rifondazione del pianeta e non è la grande guerra, il segreto di Nausicaa della Valle del vento è Nausicaa stessa, eroina di cui si vorrebbe non tanto sapere di più ma vedere sempre una scena in più, dotata di un'espressione determinata di grande potenza comunicativa, piena di contraddizioni (pronta a uccidere ma terrorizzata da qualsiasi forma di violenza), donna guerriero di ineguagliabile fierezza, da ammirare come si fa con gli animali più altezzosi.

2 commenti:

Fabio ha detto...

Una bella recensione che sposo in pieno. Nonostante non sia un lettore di manga ho letto il manga di Nausicaa e mi sono reso conto della difficoltà di ridurre una storia di quel tipo in un film.
Però questo è il film più potente di Miyazaki a mio avviso. Ed è pure il tema più potente di Hisaishi. Magari sono imperfetti tutti e due, ma il materiale che c'è dentro è veramente evocativo.

E poi la tua descrizione di Nausicaa, è vero che quest'opera è lei. E' anche una figura "messianica", dico bene?


Gabriele Niola ha detto...

Si è vero c'è anche quello.
Io non credo sia il miglior miyazaki, per certi versi assieme a mononoke mi sembra tra i più "canonici" e non posso non ammettere di preferire l'assurdità di Totoro, il piacere di Porco Rosso o ancora di più la follia visiva irripetibile di La città incantata


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