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8.3.17

Il Padre D'Italia (2017)
di Fabio Mollo

È una storia sbilenca quella di Il Padre d’Italia, che prende direzioni strane e svolta quando meno te l’aspetti, a tratti vuole essere molto convenzionale poi in altri punti invece sa essere sorprendente. Così altalenante che davvero non lo si può considerare impeccabile o centrato al 100%, eppure forse proprio per questa curiosa imperfezione nel film persiste un fascino originale, personale e accattivante. La più classica avventura di “liberazione” dai propri demoni tramite un viaggio, messa in mano a due persone realmente particolari, con esigenze uniche e intenzioni umanissime.
Il secondo lungometraggio di finzione di Fabio Mollo è infatti la storia di due esseri umani diversi fra loro che si incontrano per caso. Un gay dalla vita inquadrata, abbattuto da una storia appena finita, una cantante scapestrata ampiamente incinta ma poco interessata alla gravidanza. Il primo, per senso del dovere, cercherà di accompagnare la seconda a casa (se non altro) finendo in una rete di obblighi, sempre più grandi.

C’è nel film un po’ di ruffiano disprezzo della routine, della fuga dal nord delle responsabilità e del rifugio al sud della famiglia (non proprio idilliaca), assecondando quel movimento di ritorno al passato tramite un viaggio in provincia (possibilmente meridionale) che regna nelle commedie italiane e più raramente si vede nei drammi, eppure non è possibile negare che ci sia una certa onestà in come Isabella Ragonese e Luca Marinelli interpretano questi due personaggi. Fosse solo per l’intreccio infatti Il Padre d’Italia sarebbe facilmente archiviabile, ma in ogni anfratto, anche nei momenti più scontati o in quelli in cui è più flagrante lo smaccato tentativo di accattivarsi lo spettatore, Marinelli e Ragonese sorprendono. Come se non provassero mai quel che ci aspettiamo.

Scartando subito la storia d’amore per ragioni di preferenze sessuali, tra i due protagonisti si sviluppa un rapporto asimmetrico ma di grande emotività e dipendenza, un incontro fugace (poco più di un weekend) che brucia svelto e intenso. Se è vero che recitare è reagire a qualcosa, le reazioni dei due personaggi non sono mai fino in fondo quelle che ci aspettiamo, non sono mai quelle codificate dalla retorica del cinema e somigliano invece all’imponderabile casualità della vita. In questo Il Padre d’Italia trova una risacca sentimentale inesplorata in cui sguazzare, che poi è il ruolo del cinema indipendente: esplorare altre idee, altre persone, altre scelte, altri modi di essere protagonisti di una storia e animarla con quello spirito di alterità che il cinema mainstream teme di non potersi permettere.

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