27.9.05

Il Tempo Dei Lupi (Le Temps Du Loup, 2003)
di Michael Haneke

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Dato che non ho visto ancora nulla comincia una mini-maratona Haneke che si spera culminerà con la visione di Niente da Nascondere (Caché) in uscita il 14 ottobre.
Il Tempo Dei Lupi è strano forte. Volontariamente mette a disagio lo spettatore fin dalle prime scene, mostrando una morte senza che nessuno ne soffra troppo, mostrando uno scenario che si intuisce non essere ordinario ma senza spiegare di che si tratti, mostrando dei personaggi, senza introdurli, come se già li si conoscesse. Nulla è spiegato, ci vuole almeno metà film per cominciare a comprendere qualcosa.
Non è assolutamente un film facile, è un film che va seguito con attenzione e non tutti sono disposti. Tuttavia questo ritratto di una società post-apocalittica (posta-atomica, post-virus letale, post-bellica, post-katrina ecc. ecc.) convince in maniera profonda. La terribile normalità che Haneke introduce in quello che, a conti fatti, è un film di fantascienza, lascia un po' sgomenti. Peccato per un po' di cadute di stile, come il patetismo della storia della famiglia polacca, la figura insopportabile e solo abbozzata del ragazzo nomade ed egoista e la volontà di colpire a tutti costi (vedi lo squarto del cavallo).
Rimane cmq un film impressionante, dove la fotografia in digitale è curatissima, abilmente chiara nelle scene (belle proprio) illuminate solo dai fuochi della paglia e sufficientemente morbida e pastosa nelle scene grigie e nuovolose.
Punta in alto Il Tempo Dei Lupi, punta ad un cinema simbolico dove molte scene hanno poco senso in sè, ma molto vogliono comunicare, punta a parlare dell'uomo, della sua immutabile natura attraverso la riduzione dei rapporti sociali ad un stato quasi primitivo, la sopravvivenza. L'immagine del bambino nudo davanti al fuoco non è male, anche se vince il silenzioso stupro della donna minacciata col coltello, una sequenza di 1 minuto che colpisce come un sasso per l'apparente quiete che sembrava essersi instaurata e questa immediata ondata di violenza silenziosa ed anonima.
La lunga sequenza finale con la visuale dal treno in corsa che attraversa paesaggi idilliaci si presta a tutte le interpretazioni che volete.
A me è sembrato che i disegni dei bambini nel luogo dove risiedono tutti quanti, fossero dei funghi atomici, in questo caso la rigogliosa vegetazione sarebbe un chiaro omaggio alla fantascienza post-atomica ed ecologica di Nausicaa Della Valle Del Vento.
Segnalo la presenza del grandissimo Olivier Gourmet già attore feticcio dei fratelli Dardenne, visto in Il Figlio e La Promesse.





4 commenti:

Daniele@apple ha detto...

Hai cominciato a recensire Haneke senza aver visto FUNNY GAMES (che ti ho imprestato amorevolmete - i film della mia collezione so piezz e core)? Che devo fare mi devo offendere? Ciao genio.

gparker ha detto...

Ma quello è il gran finale! Ho visto che su Sky facevano Il Tempo Dei Lupi e La Pianista e ho pensato "Allora mi guardo quei due e poi sono pronto per Funny Games"

diderot ha detto...

di solito non è considerato tra i migliori di haneke, secondo me un capolavoro.

gparker ha detto...

Non lo so... Un capolavoro per me è esagerato... Di certo non è un film ordinario.