Con lo stile che contraddistingue i film francesi de Oliveira gira un film che ha volutamente nelle discussioni e nella parola il suo centro (da cui anche il titolo). Non ha paura delle accuse di didascalismo questo è certo come io non temo d'accusarlo di questo.
Attraverso il viaggio della protagonista (una professoressa di storia) e di sua figlia che tocca Marsiglia, Pompei, Il Cairo ed Instanbul, il regista ha modo di ripercorrere per sommi capi tutta la storia dell'occidente europeo, dandone una visione volutamente antimilitaresca. Ma tutto il film è un innno all'antimilitarismo attraverso la riscoperta storica delle guerre insulse del passato.
Nella seconda parte poi c'è un lungo dialogo a tavola, quasi teatrale ed altamente simbolico, tra 3 signore ed il capitano della nave, ognuno di una nazionalità diversa, ognuno parlante la propria lingua, ma tutti si capiscono e si intendono sia linguisticamente che teoricamente. E' un dialogo sui tempi andati l'eredità culturale europea, le sue radici e l'esigenza di capirsi.
Il film, dopo essersi trascinato in maniera abbastanza lenta per un'ora e mezza, ha negli ultimi 5 minuti un sussulto improvviso, e un finale totalmente a sorpresa che sottolinea con forza il decadentismo di tutto il film.












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