24.12.06

Il Diamante Bianco (The White Diamond, 2004)
di Werner Herzog

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Ennesimo doumentario herzogiano sull'ennesima figura folle che si batte per imprese titaniche ed inutili.
Ma questa volta sembra che qualcosa non sia andato come doveva. Il viaggio fatto dalla troupe di Herzog al seguito del progettista di dirigibili (o almeno quello credo sia il suo lavoro) nel sud america per documentare il titanico tentativo di dare vita ad una diversa dimensione di esplorazione della natura (un dirigibile più piccolo e maneggevole che possa muoversi agilmente e esplorare zone ancora vergini) con tutta probabilità deve aver deluso Herzog, anche perchè effettivamente accade poco. Così il genio tedesco trova altre cose con cui dilettarsi.
Un lavoratore del luogo con lo sguardo del sognatore che pensa alla sua famiglia lontana dalla quale vorrebbe volare, magari con quel dirigibile che gli ricorda un diamante bianco (la nazione che li ospita impiega moltissimi uomini nell'estrazione di diamanti dalle cave). Si concentra sulla natura spietata e bellissima e sui locali che quando vedono arrivare il dirigibile in volo e poi atterrare nel loro villaggio non rimangono stupiti da qualcosa che non hanno mai visto, semplicemente lo ignorano. Non lo capiscono e per loro non esiste.
Insomma molti temi in un documentario che questa volta sembra avere poco di finto e che Herzog, contrariamente alle sue abitudini, è costretto a narrare adottando alcuni stratagemmi tipici del cinema di finzione, come le anticipazioni di eventi futuro ("Non lo sapevamo ma quel pezzo ci avrebbe dato molto fastidio in seguito") o il ritardo oculato di un racconto molto importante o infine la costruzione empatica di situazioni che in fondo non l'hanno (la scelta di non mostrare il retro della cascata per rispetto delle tradizioni).
Insomma questa volta ce la deve mettere tutta per tirare fuori qualcosa di buono da un materiale non eccezionale. Inutile dire che ci riesce, Il Diamante Bianco non è un capolavoro come Grizzly Man o Il Mio Nemico Più Caro ma ancora una volta un ottimo film capace di parlare di cinema e di Herzog, di uomini e di natura, di imprese folli e di sogni umani.

Un momento puramente herzogiano tuttavia c'è, ed è quando litiga con il costruttore del dirigibile perchè ci deve essere un primo volo sperimentale e Herzog vuole metterci una telecamera da subito, perchè teme che non ci saranno altri voli. Ma essendo il primo volo i rischi sono altissimi e non può mandare un operatore, come datore di lavoro non può assumersi questo rischio, quindi deve andare lui. Alla fine riesce a convincerlo e sale.
Sa che ci sono alcune probabilità di morire. Non che siano parecchie, ma ci sono. Non lo dice, ma di fatto era così, probabilmente lo ha pensato o quanto meno lo ha messo in conto. E mentre è inquadrato durante i preparativi si volta e dice all'obiettivo: "In celluloid we trust". Una frase che se fosse morto sarebbe stata la sua ultima dichiarazione.
Che senso della messa in scena...

3 commenti:

deliriocinefilo ha detto...

l'ho comprato e lo devo ancora vedere...sono un rimanda-piaceri...
stasera regalo da ghezzi, stanotte anzi, "una dolorosa indifferenza" di A. Sokurov. Buona visione.

Cooper ha detto...

Auguri gp.

gparker ha detto...

regalo natalizio: cofanetto godard curato da ghezzi... mitico

cooper: altrettanto