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30.6.08

L'Uomo di Alcatraz (Birdman Of Alcatraz, 1962)
di John Frankenheimer

L'Uomo di Alcatraz è il John Frankenheimer che non ti aspetti, un film che già dal titolo (originale) pone più l'accento sull'anelare la libertà che il conquistarsela avventurosamente come ci si aspetterebbe dal regista americano.
Tratto da una storia vera (fardello che appesantisce non poco il tutto) il film riflette non sulle carceri, non sul concetto di essere liberi ed essere imprigionati nè tantomeno sulle dinamiche interne della vita in prigione, quanto sul contrasto libertà/costrizione e sul rifarsi una vita, una vita che è segnata indelebilmente da nulla, nemmeno dal carcere.

Con alcune cadute di stile non indifferenti (come la scena della rivolta in prigione in cui tutto viene spiattellato in faccia allo spettatore) ma anche altri momenti molto alti dove l'esigenza di rispetto della realtà dei fatti, di romanzamento hollywoodiano della storia e di ricerca formale trovano un incredibile equilibrio (come la sequenza in cui gli uccelli cominciano ad ammalarsi o le quelle delle ore d'aria del prigioniero girate tutte in interni con uno splendido controllo di ogni elemento della messa in scena) L'Uomo di Alcatraz racconta di John Stroud condannato per omicidio la cui pena viene prolungata per un altro omicidio perpetrato in carcere, cosa che gli rende nemico anche il direttore della prigione che poi lo vorrà sotto di sè anche ad Alcatraz quando ne diventerà primo direttore. Un uomo ignorante che sviluppa autonomamente una passione per gli uccelli, li alleva e comincia anche a curarli, si informa, studia e con l'infinito tempo libero a disposizione diventa in 20 anni il più grande esperto al mondo, arrivando a guadagnarsi la stima del mondo accademico.

Uno struggente Burt Lancaster si dovrebbe dire in questi casi ma non tanto per un'interpretazione in fondo nella norma, quanto per l'insistenza con cui Frankenheimer scruta il suo corpo, il suo volto e il suo lento cambiare da uomo muto e violento a raffinato intellettuale e ornitologo.
Eppure nonostante tutto il film convince poco. Sarà la pulizia estrema di ogni cosa. Dialoghi eterei e poetici, personaggi lisci come una parete lucida, fotografia fatta di contrasti netti e nessuna grana e recitazione quasi teatrale (c'è anche Karl Malden!).
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