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17.6.07

Cannibal Holocaust (1980)
di Ruggero Deodato

Film che ha assunto l'aura di grande cult più che altro per la sua introvabilità (anche se da quando esiste il file sharing....) Cannibal Holocaust non viene trasmesso da nessuna televisione nè venduto da nessun negozio di DVD (anche se si mormora che finalmente stia per uscire anche in Italia) perchè può vantare censure in 32 diversi paesi del mondo.
Ho avuto la fortuna di vederne una versione integrale in DVD originale comprato a San Marino e con mia grandissima sorpresa mi sono trovato di fronte ad un film fortissimo non tanto nei termini delle immagini (sicuramente impressionanti) ma soprattutto nei termini dei contenuti. Un vero capolavoro di cinismo e disillusione, capace di mostrare crudeltà e insensibilità (temi affrontati mille volte al cinema) con occhio disincantato e semidocumentarista evitando sistematicamente ogni spettacolarizzazione.
Cannibal Holocaust già si presenta con una trama sui generis: è la storia di una troupe che va in Amazzonia per capire che fine ha fatto un'altra troupe inviata lì per un reportage su una tribù indigena di cannibali. Arrivati in loco si trovano in uno scenario terribile di violenza e cannibalismo dal quale escono non senza qualche fatica. Trovano i corpi mangiati della troupe precedente ma riescono, entrando in buoni rapporti con la tribù (in fondo ragionevole), a recuperare il girato. Rientrati a New York visionano il materiale discutendo di una possibile messa in onda (che chiaramente non avverrà mai).
Dunque gran parte della trama è occupata dal reportage sulla ricerca dei dispersi e sulla visione del materiale da loro girato (che spiegherà le cause e le dinamiche della loro morte). Nonostante la mancanza di intreccio il film è molto avvincente e soprattutto colpisce per il modo in cui Deodato prima presenta dei protagonisti umani da contrapporre ai cannibali e poi ne mostra il lato oscuro, riuscendo a scendere in abissi morali indicibili prima ancora che in vortici di sangue e violenza esplicita.
Ma sia la violenza che il sesso (anch'esso molto presente) per quanto espliciti e forti non sono davvero mai gratuiti.
Girato in maniera molto secca e semplice, con profondità di campo, alcune scelte essenziali (prime fra tutte quelle su come mostrare la violenza) e telecamera fissa, tranne nei casi in cui si tratta della cinepresa degli operatori nella giungla (in quei momenti si adatta ad un tipo di ripresa da battaglia come anni dopo farà The Blair Witch Project), Cannibal Holocaust parla in primis di cinema, di visione, dell'ossessione del riprendere e documentare la realtà piegandola alla propria volontà, di come la macchina da presa in realtà menta sempre. In seconda battuta parla di cinismo e brutalità umana (forte la contrapposizione tra i grattacieli e la giungla i due luoghi della brutalità) e infine parla di violenza (e questo era facile) ma in modo anticonvenzionale, molto umano, parla di come ci si abitui alla violenza, di come le soglie varino da soggetto a soggetto e di come abbattute queste soglie emergono le vere differenze tra un uomo civilizzato e uno che non lo è.
Da sottolineare anche le bellissime musiche di Ritz Ortolani usate a volte come sottolineatura a volte come contrappunto o per contrasto in modi veramente convincenti come non mi capitava di vedere da tempo.

Tutto il film forse sta nella sensazionale scena della scoperta della donna impalata (foto al centro e a destra) e nel cambio di espressione da esaltato a schifato di uno dei protagonisti quando è avvertito di essere inquadrato.
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