10.8.08

L'Assassino (1961)
di Elio Petri

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Fin dal suo esordio Petri mette in mostra uno stile insofferente del realismo e più incline al grottesco, allo sberleffo verso l'autorità condotto con un rigore invidiabile.
L'Assassino è la storia di un uomo borghese trattenuto dalla polizia per più di un giorno poichè sospettato di omicidio e mentre viene interrogato e portato sul luogo del delitto per le identificazioni e le ultime indagini lentamente, attraverso i molti flashback e i racconti dei testimoni, comincia ad emergere la storia della sera precedente, quella dell'omicidio.
Ma non si tratta di un giallo, l'interesse verso la scoperta del colpevole (che comunque c'è e sarà svelato alla fine) è relativa, molto più importante è l'interesse verso la vita del protagonista (borghese senza una lira alla continua ricerca di soldi e dallo stile di vita insoddisfatto) e verso i metodi della polizia, intesa come parte di quel sistema burocratico/statale/giuridico che sarà per sempre un'ossessione di Petri.

Se lo stile futuro del regista di Indagine Su Un Cittadino Al Di Sopra di Ogni Sospetto è votato all'esagerazione per cogliere la realtà, qui le concessioni sono molto poche ma valevoli. E' nel leggero scarto tra reale e grottesco che si coglie il tratto di Petri, la sua volontà di dire qualcosa e di dare un'impronta non alla storia, non ai personaggi ma all'ambiente.
E' il contesto il vero senso di L'Assassino, tutto il metodo poliziesco, come viene condotto e come il borghese interpretato da Mastroianni si trovi preda di qualcosa che sembra marchiarlo a vita, ma che poi egli stesso riesce a superare in virtù del suo opportunismo. Nonostante la scarcerazione viene etichettato come l'assassino, ma poco ci vuole perchè egli non sappia volgere quest'etichetta a suo favore.

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