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6.4.12

Good As You (2012)
di Mariano Lamberti

Con un film come questo che si fa vanto aperto di ritrarre il mondo omosessuale da dentro, cioè proprio dall'interno, scansando semplificazioni, macchiette e omofobie varie, viene naturale concentrarsi su quanto quell'approccio sia sul serio sincero e scevro da macchiettismi. Per quanto mi riguarda se un universo si ritrae, cioè parla di cose che conosce per la complessità che hanno, non significa che riesca ad evitare la macchietta o la facile semplificazione. Perchè al cinema il punto non è tanto conoscere ciò di cui parli (o meglio non solo) ma saper mettere in scena un racconto.

Tutto questo dibattito sulla giustizia resa o non resa all'universo omosessuale infatti distrae da qualcosa di più importante, cioè che Good as you è un film brutto, lento e prevedibile, privo di cose interessanti da dire sugli argomenti che tratta (la fuggevolezza dell'amore, l'indecisione sessuale) e incapace di organizzare un racconto che tenga sulla corda o almeno scorra con piacere.
Quello diretto da Mariano Lamberti (un regista con un nome che sembra uscito dalla commedia sexy anni '70, kudos per Kekkoz) è un film di stereotipi, magari non della comunità gay (anche se...) ma sicuramente umani, stereotipi ambulanti che interagiscono su canovacci banali e con pochissima verve (ricordo due tre momenti da risata, alcuni da sorriso, molti da niente e un certo imbarazzo in alcuni momenti).

Verrebbe da dare la colpa ad una recitazione artificiosa e fasulla, ma in maniera così diffusa in quasi tutti i membri del cast (si salva parzialmente Lorenzo Balducci) che appare più come una direzione degli attori fuori fuoco che una colpa individuale, mentre è la scrittura a costituire il vero anello debole della catena. 
La provenienza del tutto è teatrale eppure i dialoghi sono poco vibranti, poco pungenti e poco dinamici, per non dire più in generale della struttura del racconto che procede senza armonia, tra mille inciampi e lungaggini che lo spettatore non merita.
Alla fine, per quanto mi riguarda, trovo che gli omosessuali inseriti in una società di etero di Ozpetek somiglino più alla realtà delle cose di questa stretta comunità.

La canzone sui titoli di testa e coda è cantata dalle gemelle Kessler. Non è un film di stereotipi gay, no...

2 commenti:

vinz ha detto...

Quello che dici si capisce gia' tutto dal trailer.
Le battute hanno la banalita' e pecoraggine di un cinepanettone.
Ma se sono i gay a auto-macchiettarsi, va bene. Se lo fanno i Vanzina, si urla al razzismo.
Putroppo gli stereotipi ci sono eccome nella realta', e al gaypride senti mica mai P.J.Harvey, senti Heather Parisi.

E' un po' come la parola "frocio".
se la usiamo tra di noi va bene, se la usano gli etero e'offensiva.


Gabriele Niola ha detto...

Alla fine ha ragione Tarantino che dice "Io la parola negro la uso quanto mi pare perchè gli afroamericani sono i primi ad usarla"


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