6.12.12

Grandi speranze (Great expectations, 2012)
di Mike Newell

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C'è spazio per adattamenti fedeli di libri ottocenteschi nelle sale moderne? A patto di trovargli letture moderne. Solo quest'anno abbiamo visto il Bel-Ami con Robert Pattinson provarci a vuoto (e con un nome importante da spendere in cartellone), ora invece tocca a Mike Newell con il classico dickensiano. Nessuna novità, nessuna forzatura o trasposizione spaziotemporale, questo nuovo Grandi speranze, traduce pedissequamente (per quanto sia possibile nel ristretto tempo a disposizione dei film) l'opera letteraria ma sceglie di trovare le sue caratteristiche moderne negli anfratti più inaspettati. 

Tra i tre assi portanti del romanzo: l'ambizione di scalata sociale del protagonista, l'amore funestato dalla società e il ritratto delle diverse classi che la rivoluzione industriale stava creando nell'Inghilterra dell'epoca, Mike Newell e lo sceneggiatore David Nicholls scelgono di concentrarsi sulla parte sentimentale. Il Pip di questa versione 2012 è poco ambizioso e la Londra in cui si muove, per quanto ricostruita in interni per essere fetida come sulla pagina scritta, non è più importante dei vasti paesaggi campagnoli degli inizi. Ad essere determinante nella visione del regista sono invece le interpretazioni, i volti e le parole pronunciate, per scovare ogni anfratto sentimentale sia della storia tra i protagonisti, che di quella rievocata da Miss Havisham che infine dell'inedito bromance tra Pip e il fabbro.

Se infatti si dovesse notare l'elemento di maggiore modernità di questo Grandi speranze, sarebbe sicuramente la rilevanza che viene data all'amicizia tra il fabbro e il protagonista, uniti con un legame potente fin dall'inizio (lo sottolinea la scena in cui sono sdraiati assieme in attesa di essere chiamati dalla sorella di Pip, tralasciata da moltissimi altri adattamenti anteriori) e poi riavvicinati in maniera struggente in mezzo e alla fine del film.
Il rapporto di amicizia virile declinato secondo le linee guida del romanticismo classico (e non più secondo gli ermetici e silenziosi dettami del western o del polar) è caratteristica dominante del cinema recente, pietra angolare di molti film sui nerd (e non semplicemente nerd) e scoperta sentimentale degli ultimi anni. E anche un Grandi speranze come questo, privo di guizzi, trovate o particolare abilità (nonostante ci sia il regista di Quattro matrimoni e un funerale e l'autore di One Day), riesce a trovare la propria aderenza al tempo presente guardando la storia con gli occhi del bromance.

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