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12.3.13

Sinister (id., 2012)
di Scott Derrickson

Una casa, una presenza, una minaccia che passa di famiglia in famiglia e quell'idea che l'horror giapponese ha instillato come un germe nel cinema americano: che in un'epoca in cui il video è ovunque, prodotto da chiunque in quantità massicce, esso sia un viatico ineludibile per l'orrore.
Con questi ingredienti Scott Derrickson cerca di avviare la propria saga. Scrive una storia replicabile, in cui la minaccia passa di casa in casa, di vittima in vittima (e nel finale chiaramente non viene sconfitta definitivamente), idea una "maschera" dell'orrore, un mostro con una propria mitologia, proprie regole e un codice di condotta per attaccare le vittime e infine adotta uno stile visivo che diventa marchio di fabbrica, quello del filmato casalingo.

Sinister però non è un found footage movie, cioè non è un film che fa finta di essere stato girato amatorialmente dagli stessi protagonisti della storia, anzi, si prende gioco di questa tendenza moderna, mostrando un uomo che indaga su un caso di omicidio non risolto a partire da alcuni video Super8, girati proprio dall'omicida, che trova nella soffitta della casa dove si è trasferito (la casa delle vittime in quesitone).
Nel video sta la chiave, in quelle immagini sta non solo la risoluzione degli omicidi insoluti ma soprattutto la motivazione più esoterica dietro gli eventi, rivelata in una scena ben congeniata e molto terrificante che di colpo rivolta il film portandolo sul piano metafisico da che sembrava un perfetto thriller.

Ma al di là del sapiente mix di elementi noti e di provato funzionamento horror (ci sono anche i bambini satanici), Sinister è uno film di paura più riusciti della stagione perchè non ha fretta nel creare il terrore e mostra di aver assimilato la lezione di The Ring: le immagini hanno un potenziale misterioso ed evocativo in sè, il video per sua natura inquadra qualcosa e lascia fuori qualcos'altro, in questo prestandosi al meccanismo della mistero e dello sgomento di ciò che non si conosce. 
Non a caso allora Sinister si apre con le immagini dei suddetti Super8, suggestive e spaventose nella loro inerme e muta innocenza, per creare il mood necessario al film, e di quando in quando ne ha bisogno torna alle proiezione delle suddette immagini per ritrovare il passo e la paura migliori.

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...ma sono vivo e non ho più paura! by Gabriele Niola is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 3.0 Unported License.