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25.4.13

Muffa (Muk, 2012)
di Alì Aydin

Selezionato dalla Settimana internazionale della critica e premiato con il Leone del futuro, il primo film di Alì Aydin non orbita ad eccessiva distanza da Nuri Bilge Ceylan, il sole del cinema turco da festival, ma con un'indipendenza netta e chiara.
La storia parte da fatti veri, ovvero le sparizioni di studenti dissidenti durante gli anni '90 ad opera della polizia. Un uomo, da quando il figlio non è più rientrato a casa, non fa che scrivere lettere alla polizia e al ministero dell'interno, chiedendo informazioni. Senza successo. E per questo viene anche interrogato e malmenato di frequente. Di lavoro controlla i binari della ferrovia e quando rientra a casa non ha nemmeno più la moglie ad accoglierlo. Così smette di prendere le medicine contro gli attacchi di epilessia e tutto degenera.

Con una passione smodata per i lunghi piani sequenza a camera fissa, nei quali entrano ed escono i personaggi, progettati con un gusto visivo eccezionale e capaci anche di escludono eventi fondamentali lasciando al sonoro il compito di raccontarli, Alì Aydin vuole mostrare senza fretta una storia di una violenza mentale intollerabile che solo in pochissimi casi diventa di violenza vera.
Muffa conta di affrontare a posteriori i sequestri di dissidenti avvenuti  in Turchia negli anni '90, arrivandoci ad anni di distanza per guardare le macerie umane, o meglio la muffa vecchia e maleodorante che questi eventi hanno generato.
Il suo vero grande merito sta però nel riuscire a dar vita ad un ambiente al limite del surreale fatto di lunghe camminate sui binari (è il lavoro del protagonista) in zone di una bellezza devastante ma anche in cui la potenza del treno che passa suggerisce morte (c'è una bellissima panoramica a girare che, accanto al treno che sfreccia, svela il protagonista seduto in mezzo al grano ad un metro dai binari, o un'altra da lontano in cui lo si vede camminare su un ponte nel quale c'è spazio solo per i binari).
Se il racconto in sè procede per piccole variazione, è l'istantanea del momento raccontato (che solo alla fine si rivelerà determinante) ad essere pazzesca, come se il cinema riuscisse a fermare e narrare un breve periodo capace di rimandare il pensiero ad un'eternità d'attesa e miseria.

Purtroppo Muffa non riesce in ogni momento ad essere quel piccolo abisso di quotidianità aberrante che vorrebbe essere, tuttavia non si può negare una capacità non comune di rendere con efficacia inaspettata quel contrasto che anela per la maggior parte delle riprese: quello tra un mondo solare, colorato e pulito e l'orrore della vita che si svolge al suo interno. Ambienti ordinati, moderni e garbati si scontrano con le tragedie e le ansie di vite in attesa della morte. 
Con un colpo tra il sorprendente e lo spiazzante la famiglia protagonista del film ha il medesimo cognome del regista benchè questi non citi in nessuna intervista di aver subito in prima persona gli abusi raccontati.

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