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28.10.13

Captain Phillips (id., 2013)
di Paul Greengrass

PUBBLICATO SU 
Ricostruire gli eventi che hanno tenuto il capitano Philips ostaggio dei pirati somali e quindi, più in grande, la situazione nei mari di quella zona del mondo e quindi, ancora più in grande, il rapporto tra una parte di pianeta (l'America) e un'altra (l'Africa) facilmente posizionabili agli estremi di qualsiasi spettro, era compito non facile. Esigenze patriottiche e rispetto della realtà (inevitabilmente parziale, nessuno ha chiesto ai pirati la loro versione) che si mescolano in un film che ha nella parte dei cattivi le persone più indifese e ingenue che si possa immaginare: uomini pelle e ossa, vestiti di stracci che imbracciano mitra contro 3 portaerei piene di militari americani.

L'equilibrio di Greengrass, qui chiamato ad una prova simile ma decisamente più complicata a quella di United 93, ha del magistrale. Il regista di Bourne si posiziona in quell'incrocio precario che esiste tra spettacolarizzazione e fedeltà, non piega gli eventi alle scansioni solite del cinema o allo scheletro del cinema d'azione ma trova negli anfratti del libro scritto poi dal capitano preso in ostaggio i luoghi e i momenti in cui infilare del cinema (ovvero quell'arte di riprendere delle persone coinvolte in determinanti fatti per, in realtà, parlare di qualcosa che non è possibile vedere) e gli imprime il ritmo corretto per non fare un flop.
E' possibile ipotizzare che se qualcuno fosse stato presente durante gli eventi reali avrebbe visto degli uomini sbrigativi, spicci, spaventati e violenti come i pirati somali rappresentati in Captain Philips ma il film fa un salto in più e oltre a mostrare questo cerca anche di suggerire che esiste qualcos'altro, dietro quest'atteggiamento da villain del cinema, esiste (letteralmente) un altro mondo.

Sono i corpi (brutti come pochi se ne vedono al cinema), le parlate, i fisici magri al di là di quel che solitamente vediamo a parlare più di tutti. Se la sceneggiatura di Billy Ray, che adatta la versione del capitano, mette in luce il pragmatismo militare, l'efficienza statunitense, il coraggio di Philips e la dedizione del suo equipaggio, sono le immagini di Greengrass a dire tutto il resto, ovvero quello che conta.
L'efficienza militare diventa disumana precisione (si passa dalla vita alla morte in un attimo, senza nessuna epica), il pragmatismo militare diventa una ragione di stato invisibile, ordini provenienti da persone che non vediamo e il coraggio del capitano e del suo equipaggio (tra cui Tom Hanks si erge titanicamente ma l'impressione è che sia anch'esso "usato" da Greengrass contro le proprie intenzioni), tutti pasciuti, furbi e dotati della conoscenza necessaria a prevedere gli eventi, diventano quasi uno sguardo paternalistico sulle vite di questi disperati aguzzini dai piedi scalzi che crederebbero a qualsiasi cosa e non possono che finire schiacciati da uno spiegamento sovradimensionato.

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